posto di merda

In Russia, negli anni sessanta o settanta dell’Ottocento, si sarebbe scritto: “Il piccolo villaggio di X, a centoventisette verste da Mosca, veniva menzionato dall’enciclopedia come il luogo dove un proprietario terriero era riuscito a incrociare un cane con un gatto”. In Francia, qualche anno prima, si sarebbe scritto: “La peu que nous savons de la petite ville de B––, nous savons parce que là se trouve un homme à deux têtes”. Nel mio paese, negli anni cinquanta e sessanta, si sarebbe scritto: “La cittadina industriale di Pearl River era una di quelle piccole comunità industriali che accolgono l’automobilista con un cartello che recita ‘Dalle vecchie tradizioni, si fa avanti il nuovo’ e che hanno un solo codice di avviamento postale”. Oggi, grazie a Dio, ci vengono risparmiati questi eufemismi e possiamo essere più concisi: “Pearl River è un posto di merda”.

solitudine
John Cheever
Una specie di solitudine. I diari
trad. it. di Adelaide Cioni
Feltrinelli, 2012

sabbia come fumo

(leggere in parallelo i diari e i racconti di Cheever è interessante perché mostra come dei piccoli particolari della biografia filtrino nei racconti; ad esempio l’immagine del figlio al mare, che da semplice notazione cresce fino a diventare un momento di pausa nel conflitto tra due personaggi)

 

Una giornata magra e mi domando come ho fatto a rovinarla così. Mentre nuoto con la maschera vedo mio figlio che nuota con la sua. È strano e commovente vederlo sott’acqua, la poca sabbia che tocca si alza lentamente, come fumo. Seduto su uno scoglio al sole, m’interrogo su questa debolezza emotiva che mi colpisce.

solitudineda una pagina degli anni ’50 in
John Cheever
Una specie di solitudine. I diari
trad. it. di Adelaide Cioni
Feltrinelli, 2012

 

Io e mio figlio non siamo buoni amici, ed è quando siamo entrambi al massimo delle possibilità che siamo in disaccordo su tutto. Sembra sempre che vogliamo lo stesso posto al sole. Sott’acqua, invece, siamo grandi amici. Sono deliziato nel vederlo come il personaggio di un film, a testa in giù e coi piedi in su, armato di arpione, con l’acqua che fuoriesce dal boccaglio e la sabbia che scorre e viene su come fumo quando la smuove. Qui, nell’acqua profonda, tra le rocce, riusciamo a sfuggire alla tensione che altrove rende irritante il nostro rapporto.

cheeverdal racconto Brimmer (1959) in
John Cheever
Racconti
trad. it. Marco Papi
Feltrinelli, 2012

serie a

Felice ed emozionato per Il nudo e il morto di Mailer. Colpito soprattutto dalla mole. Ho disperato, mentre leggevo, dei miei talenti limitati. Con le mie rose autunnali e i miei crepuscoli invernali, non sembro appartenere alla serie A.

solitudine
John Cheever
Una specie di solitudine. I diari
trad. it. di Adelaide Cioni
Feltrinelli, 2012