pettegolezzo

Quando Ligeia ribatté che non si può ridurre la letteratura a un volgare pettegolezzo, Tondi le diede ragione. Non si deve ridurre, le scrisse. Non si deve perché non ce n’è bisogno, perché la letteratura questo è, pettegolezzo. A te stabilire se e quanto volgare.

panorama
Tommaso Pincio
Panorama
NN Editore, 2015

grandi gatsby

The botlle of whiskey – a second one – was now in constant demand by all present, excepting Catherine, who ‘felt just as good on nothing at all’. Tom rang for the janitor and sent him for some celebrated sandwiches, which were a complete supper in themselves. I wanted to get out and walk eastward towards the park through the soft twilight, but each time I tried to go I became entangled in some wild, strident argument which pulled me back, as if with ropes, into my chair. Yet high over the city our line of yellow windows must have contributed their share of human secrecy to the casual watcher in the darkening streets, and I saw him too, looking up and wondering. I was within and without, simultaneously enchanted and repelled by the inexhaustible variety of life.
(Francis Scott Fitzgerald, 1925)

La bottiglia di whisky – la seconda – veniva continuamente chiesta da tutti, eccetto che da Catherine, che “stava bene anche senza niente”. Tom fece venire il portiere e lo mandò a cercare certi tramezzini, molto lodati, che costituivano di per sé una vera e propria cena. Avevo voglia di uscire a passeggio nel parco, ma ogni volta che cercavo di andarmene mi trovavo immischiato in qualche strana discussione stonata che mi inchiodava sulla seggiola come se vi fossi legato con una corda. Eppure, alta sulla città la fila delle nostre finestre deve aver comunicato la sua parte di segreto umano allo spettatore casuale nella strada buia, e mi parve di vederlo guardare in su incuriosito. Ero dentro e fuori, contemporaneamente affascinato e respinto dall’inesauribile varietà della vita.
(Traduzione di Fernanda Pivano, Mondadori, 1950)

La bottiglia di whisky, la seconda, era adesso continuamente richiesta da tutti i presenti, fuorché Catherine, che si sentiva “a posto così, senza prendere niente”. Tom fece uno squillo al portiere e lo spedì a comprare certi panini, a quel che pareva assai rinomati e sufficienti per una cena completa. Avevo voglia di uscire e fare una passeggiata verso il parco, nella luce morbida del tramonto, ma ogni mio tentativo di andarmene finiva per impigliarsi in una discussione molto accesa, e mi ritrovavo costretto alla sedia, come fossi legato. Tuttavia, dominando dall’alto la città, la nostra fila di finestre gialle doveva offrire la propria parte di segreti al passante che, dalla strada buia, avesse rivolto lo sguardo all’insù, e anch’io mi sentivo come quell’osservatore occasionale e come lui alzavo gli occhi e mi interrogavo. Mi trovavo dentro e fuori al contempo, incantato e disgustato dall’inesauribile varietà della vita.
(Traduzione di Tommaso Pincio, minimum fax, 2011)

spiacente

Un giorno un uomo rimasto senza nome alzò il ricevitore di un telefono e rimase in attesa senza comporre alcun numero. «Operatore. Posso aiutarla?», disse una graziosa voce femminile e all’uomo sembrò di vedere una bella ragazza che gli sorrideva.
«Vorrei parlare con qualcuno», fece l’uomo.
«Con che numero vuole parlare?», chiese la graziosa voce femminile. Sempre gentile, ma con un tono leggermente diverso.
«No, che sono solo e…» Il tale si interruppe sperando che la graziosa voce femminile gli dicesse qualcosa con un sorriso. Ma siccome la voce rimase in silenzio, il tale dovette finire la frase. «Vorrei parlare un po’ con lei», disse, ed essere tanto solo lo fece sentire come un ladro.
«Spiacente, sono un operatore e non può parlare con me. I clienti del servizio telefonico possono comunicare solo con altri clienti».

Spazio_sfinito_cover
Tommaso Pincio
Lo spazio sfinito
minimum fax, 2010

kafka vs dfw

“Se il libro che leggiamo non ci sveglia con un pugno sul cranio, a che serve leggerlo? Affinché ci renda felici, come scrivi tu? Dio mio, felici saremmo anche se non avessimo libri, e i libri che ci rendono felici potremmo eventualmente scriverli noi. Ma noi abbiamo bisogno di libri che agiscano su di noi come una disgrazia che ci fa molto male, come la morte di uno che ci era più caro di noi stessi.”

dfw

“Invece c’è una specie di: ‘A-ha! Qualcuno almeno per un attimo la pensa come me, o vede una cosa nel modo in cui la vedo io’. Non capita sempre. Sono brevi flash, fiammate, ma ogni tanto mi capitano. E non mi sento più solo, a livello intellettuale, emotivo, spirituale. La letteratura e la poesia riescono a farmi sentire umano, a eliminare quel senso di solitudine.”

(i ritratti sono di Tommaso Pincio)