cesso

La moglie di Sabatini è un cesso.
Fu la prima cosa che pensai quando me la presentò alla cena di Natale dell’azienda.
Lui: unghie curate, abiti su misura, giovane, affascinate, profumato.
Lei: un cesso.
Mia moglie, pur con tutte le sue imperfezioni e con vent’anni in più, è decisamente più desiderabile, pensai; e non era certo l’amore a parlare, perché di quello, dopo tutto il tempo passato insieme, ho l’impressione che non ce ne resti granché.
Comunque, la disparità tra Sabatini e signora mi aveva fatto piacere, devo ammetterlo, perché da uno come lui ti saresti aspettato una partner all’altezza, e invece… Finalmente una crepa che rischia di mandare la sua perfezione in frantumi, mi dissi mentre le stringevo la mano dopo essermi provvidenzialmente asciugato la mia sui pantaloni, e mentre con la coda dell’occhio vedevo il fastidiosissimo biancore dei denti di Sabatini.
Sabatini infatti, non c’è neanche bisogno di specificarlo, sorrideva.
Sabatini sorride sempre, sorride a tutti.
E secondo me quando uno sorride così, senza ritegno e senza motivo, è perché ha qualcosa da nascondere; quindi proprio in quel momento, mentre lasciavo la mano moscia di sua moglie e stringevo un bicchiere di vino bianco ormai tiepido nell’altra mano, mi ripromisi di smascherarlo.
«A me non la fai, damerino del cazzo,» pensai verso la fine della cena natalizia, con qualche altro bicchiere di bianco che mi risuonava come una risacca in testa «a me non la fai».

(incipit di un racconto nuovo, che uscirà in un raccolta nuova, quando?, chissà)