la lebbra

Non pretendo di spiegare la letteratura con l’etologia, cioè con la scienza che studia il comportamento degli animali in rapporto all’ambiente, ma sono certo che nei prossimi anni si scateneranno lotte furibonde fra gli scrittori, e se ne hanno già i primi sintomi in certi «atteggiamenti di minaccia» o ancora più nei «combattimenti ritualizzati» all’interno delle case editrici, che trovano riscontro soltanto nel comportamento aggressivo dei topi bianchi rinchiusi in una gabbia troppo stretta: sopravviveranno soltanto gli scrittori più forti, più dotati e soprattutto più aggiornati tecnologicamente. La letteratura non contraddice, bisogna rendersene conto, né l’etologia né la cibernetica.
Eppure ci sono ancora zone di diffusa e ottusa ostilità verso tutto ciò che tende a modificare l’idea tradizionale dell’arte dello scrivere. Il successo di vendite oltre la soglia delle centomila copie viene considerato un delitto, in quanto pericoloso per la comunità, e l’autore di successo viene sbranato o messo al bando come se avesse la lebbra.

Testa d'argento
Luigi Malerba, Lo scrittore robot
in Testa d’argento
Mondadori, 1988

una razza ambigua e traditrice

Pin non sente più niente; ormai è sicuro che non darà loro la pistola; ha i lucciconi agli occhi e una rabbia gli stringe le gengive. I grandi sono una razza ambigua e traditrice, non hanno quella serietà terribile nei giochi propria dei ragazzi, pure hanno anch’essi i loro giochi, sempre più seri, un gioco dentro l’altro che non si riesce mai a capire qual è il gioco vero.

sentiero
Italo Calvino
Il sentiero dei nidi di ragno (1947)
Mondadori, 1993

il microbo con cui ti intossicano

Frivolezza, sarcasmo, improntitudine, inclinazione al sofisma, al depistaggio e al millantato credito, imprudenza, incapacità di valutare l’effetto d’ogni singolo atto, prodigalità, sessuomania, disinteresse per l’altrui punto di vista, riluttanza a riconoscere i propri torti, ostentato vigore caratteriale che è solo debolezza, e soprattutto una peculiare varietà di ottimismo che sconfina nell’irresponsabilità: non è che una piccolissima dose della miscela con cui abitualmente ti fregano, mettendoti con le spalle al muro, il microbo con cui t’intossicano l’organismo, ma anche la cocaina con cui lo euforizzano.

piperno
Alessandro Piperno
Con le peggiori intenzioni
Mondadori, 2005

mortale e vulnerabile

Perché Dio ha creato tutto questo così deperibile e mortale e vulnerabile e vuole che io lo capisca e urli – perché la terra selvaggia e i corpi nudi e le imperfezioni – tremavo quando il datore di lavoro licenziava, quando mio padre urlava, mia madre sognava – ho cominciato piccola e sono cresciuta e ora sono grande e di nuovo una bambina nuda e solo per piangere e aver paura.

sotterranei
Jack Kerouac
I sotterranei (1958)
trad. it. di Nicoletta Vallorani
Mondadori, 2012

grandi edifici ingombranti

Nella borsa, oltre al sub-Eta sensomatic e ai copioni, Ford aveva un pollice elettronico, cioè un bastoncino nero, corto e tozzo, liscio e opaco, con un paio di pulsanti e quadranti piatti a un’estremità. Inoltre, Ford aveva anche un congegno che sembrava un elaboratore elettronico abbastanza grande. Questo congegno aveva un centinaio di piccolissimi tasti piatti e uno schermo di circa dieci centimetri per dieci sul quale si poteva far apparire in qualsiasi momento la pagina che si voleva (le pagine erano un milione). Il congegno appariva spaventosamente complesso, e questa era una delle ragioni per cui sulla pellicola di plastica nella quale era avvolto erano stampate a caratteri grandi, che ispiravano fiducia, le parole NON FATEVI PRENDERE DAL PANICO. L’altra ragione era che il congegno rappresentava il libro più notevole che fosse mai stato pubblicato dalla grande casa editrice dell’Orsa Minore, ovverossia la Guida galattica per gli autostoppisti. La ragione per cui era pubblicato in forma di microelemento elettronico sub-mesonico era che, se fosse stato stampato in forma di libro normale, l’autostoppista galattico per portarselo dietro avrebbe avuto bisogno di parecchi grandi edifici estremamente ingombranti.

guida
Douglas Adams
Guida galattica per gli autostoppisti, 1979
trad. it. di Laura Serra
Mondadori, 1986

al cospetto dell’apocalisse

… e per rendere tutto terrificante al punto da farti battere forte il cuore arrivi a una piccola svolta di quella che ormai è soltanto una traccia di sentiero e l’assordante risacca, infrangendosi sulla sabbia, ti piomba addosso bianca di schiuma quasi fosse più alta del punto nel quale ti trovi, come un’improvvisa onda di marea abbastanza grossa da farti indietreggiare o scappare sulle alture – Non solo, il mare blu dietro gli enormi frangenti è irto di enormi scogli neri che si levano come antichi castelli di orchi grondanti melma, un miliardo di anni di sventure proprio lì davanti, il tonfo mugghiante proprio lì con bavose labbra di schiuma alla base – Tanto che spunti dagli ameni sentieri del bosco con un filo d’erba in bocca e lo lasci cadere al cospetto dell’apocalisse.

Big Sur
Jack Kerouac
Big Sur
trad. it. Igor Legati
Mondadori, 1998

grandi gatsby

The botlle of whiskey – a second one – was now in constant demand by all present, excepting Catherine, who ‘felt just as good on nothing at all’. Tom rang for the janitor and sent him for some celebrated sandwiches, which were a complete supper in themselves. I wanted to get out and walk eastward towards the park through the soft twilight, but each time I tried to go I became entangled in some wild, strident argument which pulled me back, as if with ropes, into my chair. Yet high over the city our line of yellow windows must have contributed their share of human secrecy to the casual watcher in the darkening streets, and I saw him too, looking up and wondering. I was within and without, simultaneously enchanted and repelled by the inexhaustible variety of life.
(Francis Scott Fitzgerald, 1925)

La bottiglia di whisky – la seconda – veniva continuamente chiesta da tutti, eccetto che da Catherine, che “stava bene anche senza niente”. Tom fece venire il portiere e lo mandò a cercare certi tramezzini, molto lodati, che costituivano di per sé una vera e propria cena. Avevo voglia di uscire a passeggio nel parco, ma ogni volta che cercavo di andarmene mi trovavo immischiato in qualche strana discussione stonata che mi inchiodava sulla seggiola come se vi fossi legato con una corda. Eppure, alta sulla città la fila delle nostre finestre deve aver comunicato la sua parte di segreto umano allo spettatore casuale nella strada buia, e mi parve di vederlo guardare in su incuriosito. Ero dentro e fuori, contemporaneamente affascinato e respinto dall’inesauribile varietà della vita.
(Traduzione di Fernanda Pivano, Mondadori, 1950)

La bottiglia di whisky, la seconda, era adesso continuamente richiesta da tutti i presenti, fuorché Catherine, che si sentiva “a posto così, senza prendere niente”. Tom fece uno squillo al portiere e lo spedì a comprare certi panini, a quel che pareva assai rinomati e sufficienti per una cena completa. Avevo voglia di uscire e fare una passeggiata verso il parco, nella luce morbida del tramonto, ma ogni mio tentativo di andarmene finiva per impigliarsi in una discussione molto accesa, e mi ritrovavo costretto alla sedia, come fossi legato. Tuttavia, dominando dall’alto la città, la nostra fila di finestre gialle doveva offrire la propria parte di segreti al passante che, dalla strada buia, avesse rivolto lo sguardo all’insù, e anch’io mi sentivo come quell’osservatore occasionale e come lui alzavo gli occhi e mi interrogavo. Mi trovavo dentro e fuori al contempo, incantato e disgustato dall’inesauribile varietà della vita.
(Traduzione di Tommaso Pincio, minimum fax, 2011)

“rinuncia!”

Era la mattina per tempo, le vie pulite e deserte. Andavo alla stazione. Confrontando il mio orologio con quello d’un campanile, vidi che era molto più tardi di quanto non avessi pensato, dovevo affrettarmi assai, lo spavento di quella scoperta mi rese incerto della via, non conoscevo ancora bene questa città: fortunatamente vidi una guardia poco distante, corsi da lui e senza fiato gli domandai la strada. Egli sorrise e disse:
«Da me vuoi sapere la via?»
«Appunto» risposi «dato che non so trovarla da me.»
«Rinuncia, rinuncia!» E si girò con grade slancio, come chi vuol essere solo con la propria risata.

13879
Franz Kafka
Racconti
A cura di Ervino Pocar
Mondadori, 1970