tutti in mutande

«Io odio John Updike».
«Okay. Ma dimmi perché».
«Scrive solo parole».
Ancora con questa storia delle sole parole. Be’, almeno nel nostro incontro, a parte sbavarle addosso, avrei avuto qualcosa da farmi spiegare. Questa faccenda dello scrivere solo parole che la indignava tanto. Cosa si aspettava dalla letteratura, a parte le parole, le bugie, le frustrazioni spacciate per coraggiose prese di posizione? Non stiamo tutti in mutande?

Io odio
Giordano Tedoldi
Io odio John Updike (2006)
minimum fax, 2016

con dolcezza

Mi è sempre parso, nei pochi romanzi che ho letto di quando in quando, che esigano parecchio dai lettori quegli autori che iniziano i loro racconti furiosamente, nel bel mezzo delle cose, invece che entrandovi, indietreggiando o di sbieco, con dolcezza.

John-Barth-LOpera-Galleggiante
John Barth
L’opera galleggiante
trad. it. Henry Furst, Martina Testa
minimum fax, 2003

dovrei pensarci

Ma che argomenti le interessano? Non so che significato dà al verbo interessare. Se vuole le dico di cosa sono curioso. Io sono curioso, in pratica, di qualsiasi cosa. Ma c’è una cosa di cui è più curioso? Dovrei pensarci. Se deve pensarci non è così forte. Non ne ha così bisogno. Aspetti. C’è. La ascolto. È il denaro. Il modo in cui le persone trattano il denaro.

impero
Gianluigi Recuperati
Il mio impero è nell’aria
minimum fax, 2011

croci

Ogni anno la sera del Ringraziamento seguivamo come un gregge papà che trascinava il vestito da Babbo Natale in giardino e lo sistemava su una specie di crocifisso che aveva costruito con un palo di metallo. La settimana del Super Bowl la croce portava una maglia da football e il casco di Rod e Rod doveva chiedere il permesso a papà se voleva riprendere il casco. Il Quattro Luglio la croce diventava lo Zio Sam, il giorno dei caduti di un soldato, ad Halloween un fantasma. La croce era l’unica concessione di papà all’entusiasmo. Potevamo prendere solo un pastello per volta dalla scatola. Una volta la notte di Natale papà sgridò Kimmie perché aveva sprecato uno spicchio di mela. Quando ceravamo il ketchup ci ronzava intorno dicendo: Basta, basta, basta. Le feste di compleanno erano a base di merendine, niente gelato. La prima volta che ho portato a casa una ragazza lei mi ha detto: Perché tuo padre ha messo quei due pali in croce?, e io non sapevo dove guardare. Siamo andati via di casa, ci siamo sposati, siamo diventati genitori, abbiamo scoperto che il seme della grettezza fioriva anche dentro di noi. Papà ha cominciato a decorare la croce con più complessità e con una logica più ermetica. Il Giorno della Marmotta l’ha coperta con una specie di pelliccia e ha trascinato fuori un riflettore per creare un effetto ombra. Quando c’è stato un terremoto in Cile ha abbattuto la croce e dipinto una crepa per terra con lo spray. È morta mamma e ha mascherato la croce da Morte e sul braccio orizzontale ha appeso le foto di mamma da piccola. Passavamo a salutarlo e trovavamo strani talismani della sua gioventù disposti ai piedi della croce; medaglie dell’esercito, biglietti del teatro, vecchie felpe, cosmetici di mamma. Un autunno ha pitturato la croce di giallo vivo. E in inverno l’ha coperta di ovatta per tenerla al caldo e fornita di prole piantando col martello sei mini croci in giardino. Ha passato pezzi di spago tra la croce e la mini croci e ci ha attaccato lettere di scusa, ammissioni d’errore, richieste di comprensione, tutto su cartellini scritti con mano affannosa. Ha dipinto e appeso alla croce un cartello con la scritta AMORE, poi un altro che diceva PERDONARE? e poi è morto in corridoio con la radio accesa e abbiamo venduto la casa e una giovane coppia ha sradicato la croce e l’ha lasciata sul ciglio della strada perché la portasse via il camion dell’immondizia.

dieci dicembre
George Saunders
Croci, in Dieci dicembre
trad. it. di Cristiana Mennella
minimum fax, 2013

ispirata insensatezza

fawltyQuando Harvey era gravemente ammalato, nell’autunno del 2006, andai a trovarlo in una clinica per lungodegenti nella cittadina balneare di Felixstowe, armata del cofanetto in dvd di Fawlty Towers. […] Guardammo diversi episodi, uno dietro l’altro. Ridendo. Soprattutto nel punto in cui Basil si mette a picchiare una Austin 1100 con il ramo di un albero, un gesto di ispirata insensatezza che sembrava analogo alla nostra situazione.
E poi guardammo gli extra del dvd, in cui, nascosta fra i commenti nostalgici e le scene sbagliate, trovammo una piccola, illuminante bomba di profondità:

Probabilmente è stata… può darsi che sia stata una mia idea, che lei fosse un po’ meno snob di lui, perché altrimenti non si capiva cosa li avesse attratti l’uno dell’altra. Ho come l’immagine della famiglia di lei che gestisce un ristorante o un pub sulla costa sud, per dire, e lei lavora da qualche parte dietro un bancone, lui viene smobilitato dall’esercito e gli danno la buonuscita, no?, ed entra lì per bere una cosa e trova questa… barista dietro il bancone, e a lei lui piace subito per la sua aria da snob. A quel punto hanno pensato di sposarsi e aprire un albergo insieme, era tutta un’idea un po’ romantica e idealistica, e poi si sono scontrati con la triste realtà.

È la risposta dell’attrice Prunella Scales a una domanda di motivazione comica (e sociologica) su cui mio padre si arrovellava da vent’anni: perché cavolo si erano sposati, quei due?

Cambiare idea
Zadie Smith
Cambiare idea
trad. it. di Martina Testa
minimum fax, 2010

 

grandi gatsby

The botlle of whiskey – a second one – was now in constant demand by all present, excepting Catherine, who ‘felt just as good on nothing at all’. Tom rang for the janitor and sent him for some celebrated sandwiches, which were a complete supper in themselves. I wanted to get out and walk eastward towards the park through the soft twilight, but each time I tried to go I became entangled in some wild, strident argument which pulled me back, as if with ropes, into my chair. Yet high over the city our line of yellow windows must have contributed their share of human secrecy to the casual watcher in the darkening streets, and I saw him too, looking up and wondering. I was within and without, simultaneously enchanted and repelled by the inexhaustible variety of life.
(Francis Scott Fitzgerald, 1925)

La bottiglia di whisky – la seconda – veniva continuamente chiesta da tutti, eccetto che da Catherine, che “stava bene anche senza niente”. Tom fece venire il portiere e lo mandò a cercare certi tramezzini, molto lodati, che costituivano di per sé una vera e propria cena. Avevo voglia di uscire a passeggio nel parco, ma ogni volta che cercavo di andarmene mi trovavo immischiato in qualche strana discussione stonata che mi inchiodava sulla seggiola come se vi fossi legato con una corda. Eppure, alta sulla città la fila delle nostre finestre deve aver comunicato la sua parte di segreto umano allo spettatore casuale nella strada buia, e mi parve di vederlo guardare in su incuriosito. Ero dentro e fuori, contemporaneamente affascinato e respinto dall’inesauribile varietà della vita.
(Traduzione di Fernanda Pivano, Mondadori, 1950)

La bottiglia di whisky, la seconda, era adesso continuamente richiesta da tutti i presenti, fuorché Catherine, che si sentiva “a posto così, senza prendere niente”. Tom fece uno squillo al portiere e lo spedì a comprare certi panini, a quel che pareva assai rinomati e sufficienti per una cena completa. Avevo voglia di uscire e fare una passeggiata verso il parco, nella luce morbida del tramonto, ma ogni mio tentativo di andarmene finiva per impigliarsi in una discussione molto accesa, e mi ritrovavo costretto alla sedia, come fossi legato. Tuttavia, dominando dall’alto la città, la nostra fila di finestre gialle doveva offrire la propria parte di segreti al passante che, dalla strada buia, avesse rivolto lo sguardo all’insù, e anch’io mi sentivo come quell’osservatore occasionale e come lui alzavo gli occhi e mi interrogavo. Mi trovavo dentro e fuori al contempo, incantato e disgustato dall’inesauribile varietà della vita.
(Traduzione di Tommaso Pincio, minimum fax, 2011)

liberarsi dalle abitudini

Una mia posizione filosofica, o almeno un atteggiamento generale: l’essere io appena meno che coerente quasi in ogni cosa, di modo che ogni considerazione generale su di me risulta probabilmente insufficiente. […] È bene acquistare l’abitudine, se vi interessa disciplinare le vostre forze, di liberarsi della abitudini. […] Fumate? Smettete di fumare per qualche anno. Portate la riga a sinistra? Provate a non portarla affatto. […] Ovviamente, non cambiate tutte le vecchie abitudini. Lasciatene qualcuna intatta in eterno; altrimenti sareste coerenti.

John-Barth-LOpera-Galleggiante
John Barth
L’opera galleggiante
trad. it. Henry Furst, Martina Testa
minimum fax, 2003