almeno una telefonata, grazie

Al suicidio ho pensato solo una volta, da bambino. Facevo i capricci perché mio padre non mi voleva comprare un robot giocattolo, peraltro molto più economico della bottiglia di vino che aveva comprato per sé. Andai a rubare una cravatta dal suo armadio, me la annodai al collo e poi, in lacrime, annunciai che stavo per impiccarmi. Fu una prova d’attore così riuscita che ancora oggi mi ci rivedo benissimo. Mio padre, imperturbabile, mi degnò giusto di un’occhiata e poi si dedicò ad altro. Quando sarai morto, disse, facci almeno una telefonata, grazie.


Prabda Yoon
Penna tra parentesi, in Feste in lacrime
traduzione di Luca Fusari
add editore, 2018

ciarpame

Lista del ciarpame prodotto dalla fabbrica nella Torre Rossa di Thomas Ligotti:

– un assemblaggio che somigliava a uno scrigno su minuscole ruote irregolari;
– minuscoli, raffinati cammei più pesanti di quanto le dimensioni lasciassero intendere, assai più pesanti;
– medaglioni il cui luccicante coperchio rivelava, aprendosi, un abisso nero e riverberante, una nerezza profonda che ruggiva di echi;
– riproduzioni realistiche di organi interni e strutture fisiologiche, molte con sintomi di malattie in stato avanzato e tutte sgradevolmente calde e morbide al tatto;
– una finta mano disincarnata le cui unghie si allungavano di diversi centimetri ogni giorno e ricrescevano ostinate se qualcuno cercava di tagliarle;
– oggetti naturali, perlopiù zucche bulbose, concepiti in modo che producessero un lungo, assordante urlo se li si coglieva o disturbava nella loro immobilità vegetale;
– pezzi induriti di lava nella cui forma grezza, ignea, era incastonato un paio di occhi lacrimosi che senza sosta spostavano lo sguardo da una parte all’altra come un pendolo infaticabile;
– un modesto pezzo di cemento, maceria di una strada o marciapiede, che lasciava una macchia delle più intrattabili, viscida e verde, su qualsiasi superficie lo si posasse;
– un elaborato carillon che, aperto, emetteva un breve gorgoglio, un risucchio, a imitazione del rantolo mortale di una persona;
– un orologio da tasca con la cassa d’oro che aprendosi mostrava un curioso quadrante i cui numeri erano rappresentati da minuscoli insetti tremuli, mentre le «lancette» erano lingue di rettile esili e rosa;
– tappeti esotici a trame intricate e astratte che, quando ci si concentrava abbastanza a lungo, si combinavano in scene sfuggenti e fantasmagoriche come potrebbero apparire a un cervello colpito dalla febbre o danneggiato irreparabilmente;
– iperorganismi [che] manifestavano un’intensa vitalità in ogni aspetto della loro forma e funzione […e] un ineluttabile elemento di decomposizione.

teatroThomas Ligotti
La Torre Rossa, in Teatro Grottesco (2007)
trad. it. di Luca Fusari
il Saggiatore, 2015