quaranta sotto zero

Il guaio è che era privo di immaginazione. Nelle cose della vita era sveglio, e sempre pronto, ma soltanto nelle cose, non nel loro significato. Quaranta gradi sotto zero corrispondevano a più di sessanta gradi di gelo. Questo gli faceva l’effetto di qualcosa di freddo e di spiacevole, punto e basta. Non lo induceva a meditare sulla propria fragilità di creatura condizionata dalla temperatura, e sulla fragilità dell’uomo in generale, capace di vivere soltanto entro limiti angusti di caldo e di freddo; per poi di lì passare a congetture sull’immortalità e sul posto dell’uomo nell’universo. Quaranta gradi sotto zero equivalevano a una morsa di gelo che faceva male, da tenere lontano usando le manopole, i paraorecchi, i mocassini caldi e i calzettoni pesanti. Quaranta gradi sotto zero erano per lui né più né meno quaranta gradi sotto zero. Che potessero celare qualcos’altro era un pensiero che non lo aveva mai sfiorato neanche da lontano.

Le mille e una morte
Jack London
Accendere un fuoco, in Le mille e una morte
a cura di Ottavio Fatica
Adelphi, 2006