wilbur

Una mattina Marali entra raggiante alla EM: «Wilbur ci sta».
Ci sarà una fascetta intorno al primo fascicolo dell’Enciclopedia dei Fracco firmata Wilbur Smith.
La frase concordata è: “Uno tra i libri di cui ho preso visione. Wilbur Smith”. L’agenzia partecipa alla felicità con brevi domande. Non si poteva ottenere qualcosa in più, tipo: uno dei libri più belli che ho letto? No, l’agente di Smith è stato inflessibile, le varianti approvate sono “Un libro tra quelli esistenti” e “Un libro”.
«“Un libro” non è male. Si riuscirebbe a strappare “Il libro” con “Il” scritto “Il”? [corsivo nel tono di voce].»
«No, penso che mettendo in mezzo il nostro avvocato e forzando la traduzione si arrivi al massimo a “Libro”, ma a quel punto diventa criptico. “Libro. Wilbur Smith”.»
«Sì, oppure sembra che Wilbur Smith abbia cominciato a riconoscere gli oggetti con fatica. “Libro” su un libro. “Finestra” su una finestra. C’è anche un disturbo nervoso così.»

Problemi
Walter Fontana
Non ho problemi di comunicazione
Rizzoli, 2004 / Laurana, 2015

schifo

Non c’è proporzione tra il tempo necessario alla costruzione e quello necessario alla distruzione. Non c’è pianura, il mondo è in discesa, agevola, facilita, il mondo è inclinato verso la distruzione, capito? Il tempo è inclinato verso la distruzione, basta far rotolare una piccola pietra ed ecco pronta una bella valanga che scende. La costruzione è naturalmente rivolta in salita, la distruzione è girata verso la discesa, è lì, pronta a lanciarsi verso valle non appena qualcuno ci sbatte contro. L’entropia morale è orientata verso il basso. Forse non è dappertutto così, forse esistono posti dove la costruzione e la distruzione sono orientati al contrario, o al limite c’è la pianura. Il paradiso dev’essere un posto così. Ma qui no. La bontà ha bisogno di troppa energia. Di troppa energia per esprimersi. Ha bisogno di troppo tempo. Non può che apparire per accumuli successivi, come una stalattite. Ha bisogno di stratificarsi millennio dopo millennio. Alla cattiveria invece basta un nanogrammo di forza. Basta solo vincere l’attrito iniziale, poi la pendenza e la forza di gravità fanno il resto. Non c’è proporzione, pensava Stanko. Questo pianeta è orientato in un modo schifoso. È inclinato verso lo schifo, pensò. Tutto fa schifo.

rutto
Matteo Galiazzo
Il rutto della pianta carnivora
Laurana, 2014

Tom Waits feat. Dario Voltolini

Tom Waits, Red Shoes by the Drugstore

 

on a sad night one straw in a rootbeer a compact with a cracked mirror and a bottle of

Prima veniva qui appena poteva e passava ore e ore anche solo a girare, era troppo bello per lui, dice, quando era studente, girava magari da solo, non poteva quasi fame a meno. Chiaro che a me non può farmi la stessa impressione. Neanche a me, che è la prima volta che ci vengo, a me sembra che sia come il tuo amico dice che era qualche anno fa, non posso vedere la differenza.

…è difficile sapere con precisione come il nome Gotham fu associato a New York per la prima volta, ma l’uso che ne fece Washington Irving nel 1807, anche se non fu il primo, probabilmente fu quello che lo stabilì una volta per tutte. Irving era bravo con i nomi. Nessun altro ha avuto lo stesso successo nell’inventarsi nomi che la città avrebbe preso a cuore, sebbene il suo successo con Gotham sia ancora una specie di mistero…

evening in paris perfume what’s this sad tune he told her to wait by the magazines he had to take care

Io l’altra volta che ci sono venuto sono arrivato in aereo di notte e nonostante non esista un solo uomo che non ha visto questa città da qualche parte al cinema in fotografia fa lo stesso io mi sono sentito come se stesse per capitarmi qualcosa non so se di bello o di brutto comunque qualcosa, proprio a me.
Io è la prima volta che ci vengo e mi sembra uguale a come me l’aspettavo.
Scherzi? Anche io è la prima volta che ci vengo, ma è come dice lui, una mazzata.

Dario Voltolini, Forme d’onda (Laurana Reloaded)