non sorridere durante il lavoro

“Per darti un’idea di com’è fatta questa città ti dico una cosa. Quando a Genova è arrivato il McDonald’s, hai presente?” “Hamburger” annuì Stanko. “Esatto. Il personale dei McDonald’s ha un contratto particolare, uguale in tutto il mondo. Chi lavora lì deve sorridere ai clienti, c’è proprio scritto nel contratto. Le cassiere devono sorridere mentre ti servono, se non lo fanno ti puoi lamentare con il direttore e farle licenziare”. “Agli americani piace la gente sorridente”. “Ai genovesi invece molto meno. Quando McDonald’s ha aperto a Genova, per i primi giorni le cameriere, come da contratto, sorridevano. Sembrava proprio un McDonald’s normale, come quelli di Barcellona, Milano, New York, tutti sorridevano. Non avevano calcolato che i genovesi, di carattere decisamente ombroso, non amano granché che si sorrida loro in maniera così incomprensibile. Si sentivano presi per il culo. Non erano abituati, reagivano male, si incazzavano con le cameriere, che erano costrette a sorridere, che cercavano di calmare i clienti sorridendo ancora di più e facendoli quindi incazzare ancora di più. Alla fine di solito volavano le sberle. Dopo un po’, visto come andavano le cose, è arrivata una dispensa dal quartier generale del McDonald’s che consente eccezionalmente al personale del McDonad’s di Genova di non sorridere durante il lavoro”. “Fantastico”. “Adesso è diventata un’attrazione. Vengono da tutto il mondo per vedere l’unico McDonald’s in cui le cameriere non sorridono”.

rutto
Matteo Galiazzo
Il rutto della pianta carnivora
Laurana, 2014

la storia della casa

È anche la storia della casa da comprare: fino a quando ci resta il primo padrone e si aspetta che traslochi, è bellissima. Mai viste mura più rifinite, il cortiletto è un rifugio amorevole, giustissimi i balconi e le finestre, pulito il pavimento, in bagno niente grappoloni di formiche. Passati i primi giorni dall’arrivo, il nuovo comincia a mostrarsi meno degno, più debole, con una terra intorno misera, ristagnante in un’umidità sua propria, una casa mascolina ormai da quella gran dama che era: da badessa a traffichina di porto.

Diario
Flavio Santi
Diario di bordo della rosa (1999)
Laurana, 2014

un’infinita protezione

Se dovessi raccontare la mia esistenza credo che non saprei che cosa dire, sono tentato di dire: nella mia esistenza non c’è stato nessun avvenimento. Mio fratello si ricorda cose che gli sono successe quando aveva due anni, e infatti la sua esistenza, per quello che ne posso capire, è lineare e chiara. Mio fratello è cresciuto per accrescimento e questo fa di lui, a trentasei anni, un uomo completo. Io credo di essere cresciuto per sottrazioni successive, come se la verità del mio corpo e della mia anima non fosse stata da ricercare in uno sviluppo completo di quello che alla nascita possedevo in potenza, ma nella messa in luce di una consistenza interna, meravigliosa e felice. Io penso a me stesso come a un uovo: quando sono infelice sento l’uovo dentro di me, come un oggetto impenetrabile; quando sono felice io sono dentro l’uovo, sono un tuorlo che galleggia dentro un’infinita protezione.

la felicità terrena
Giulio Mozzi
La felicità terrena (1996)
Laurana, 2012

caniggia, o la luna

Andava ancora a scuola, ma erano gli ultimi spasmi di quella storia, quando una ragazza che portava fuori il cane cominciò a far parte del suo gruppo di amici, le sere d’estate e anche i pomeriggi. Lui uscendo dal portone si accorgeva subito della sua presenza, perché lei aveva capelli così chiari e un cane così nero e occhi così vuoti che sembravano bianchi e tutto quel biancore lui lo notava prima ancora di vederlo anche se lei aveva un vestito scuro lui vedeva un luogo bianco in mezzo al gruppo dei suoi amici e anche se lei era magra da morire gli pareva non un chiodo ma una sferica perla. Ancora anni dopo lei gli tornava in mente nei modi più strani e imprevisti, vedendo il giocatore argentino Caniggia, per esempio, o la luna.

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Tratto da
Dario Voltolini
Forme d’onda
Laurana, 2013