pss

Sia i baci del destino sia i suoi manrovesci illustrano la fondamentale impotenza personale di ogni individuo sugli eventi veramente significativi della sua vita: cioè, quasi nessuna delle cose importanti ti accade perché l’hai progettata così. Il destino non ti avverte; il destino sbuca sempre da un vicolo e, avvolto nell’impermeabile, ti chiama con un Pss che di solito non riesci neppure a sentire perché stai correndo da o verso qualcosa di importante che hai cercato di pianificare.

ij
David Foster Wallace
Infinite Jest
trad. it. di Edoardo Nesi
Einaudi, 2006

varani verticali

Li guardo e non riesco a non pensare: sto in mezzo a una pletora di lucertole vibratili, con le stesse combinazioni, bluetto e grigetto, righette o pallini, nuche rasate, omologo rigore provinciale, gemelli di madreperla, fazzoletto sul taschino, iniziali sulla camicia, BlackBerry, scarpe a punta, e i servi intorno e attorno a prendere ‘sti appunti, segnare ‘sti rinvii, rinvii dei rinvii, a reggere borse che contengono certificati di morte, tutti rettili rugosi e distinti che non sembrano sudare mai, che effettivamente non sudano mai, neanche a ferragosto, o dentro la sauna finlandese, il bagno-turco, e lo dico per averlo constatato di persona, in mille occasioni, mentre io sudo come l’orso in spiaggia, e sono lì a mocciolare goccioline di sudore come un rubinetto difettoso, dalla punta del naso, dalle tempie, dalla fronte, rettili, penso, il cui sangue nelle vene ghiaccia, che non usano mai le borse, ma solo qualche busta in vera pelle molto elegante portadocumenti, son varani verticali con la lingua a forma di lametta e la parola alla stricnina, affamati di carcasse o derelitti umani da ripulire, lentamente, cinicamente, molto lentamente, giurisprudenza alla mano, affamati di case da porre all’incanto, di giocattoli da pignorare ai tosatelli, di sommette da recuperare a qualunque costo, quinti degli stipendi risucchiati, bava alla bocca, cazzo duro all’arrivo dei bonifici, clienti trattati come orinatoi, cessi di autogrill, roba avariata, ipoteche su barche degli attrezzi, polpa di carne da strappare dai femori dei vivi, titoli esecutivi alla mano, di famiglie da distruggere semplicemente profittando della cecità dei coniugi, dell’idiozia della procedura, determinando un danno incalcolabile su bambocci che non hanno chiesto nulla a nessuno. Inculare. Inculare. Inculare.

cartongesso
Francesco Maino
Cartongesso
Einaudi, 2014

narrare al mondo di te

Integerrimo lettore, condannerai tu quest’uomo per la ricchezza della sua fantasia? Scaglierai la prima pietra della riprovazione? Attenderai invano, se speri che lo faccia io per te: augurati anzi che io non venga a spiarti, per narrare al mondo di te.

roderick
Michele Mari
Roderick Duddle
Einaudi, 2014

sali e fallo

Buon compleanno. È un gran giorno, grande quanto la volta dell’intero cielo sudorientale. Ci hai pensato e ripensato. C’è l’alto trampolino. Loro se ne vorranno andare da un momento all’altro. Sali su e fallo. […]
La tavola annuirà e tu andrai, e i neri occhi di pelle si potranno incrociare e accecare in un cielo maculato di nuvole, luce perforata che si svuota dentro la pietra aguzza che è per sempre. Che è per sempre. Metti piede nella pelle e scompari.
Ciao.

brevi
David Foster Wallace
Per sempre lassù, da Brevi interviste con uomini schifosi (1999)
trad. it. di Ottavio Fatica e Giovanna Granato
Einaudi, 2000

ragnetto tessitore

[…] ripetere, reiterare, formule d’incantesimo, verità, forse anche tu che mi leggi qualche volta cerchi di fissare con qualche salmodia quel che comincia a sfuggirti, ripeti stupidamente un verso infantile, ragnetto tessitore, ragnetto tessitore, chiudendo gli occhi per centrare la scena capitale del sogno sfilacciato, rinunciando ragnetto, alzando le spalle tessitore, il giornalaio suona alla porta, tua moglie ti guarda sorridendo e ti dice Pedrito, ti son rimaste le ragnatele negli occhi e come ha ragione tu pensi, ragnetto tessitore, le ragnatele, certo.

ottaedro
Julio Cortázar
Ottaedro (1974)
trad. it di Flaviarosa Nicoletti Rossini
Einaudi, 2014

specie quelli

– Sentito niente voi donne? – dissi io alzandomi subito in piedi.
La più vecchia prese il moccolo in mano e lentamente andò ad aprir la finestra. Per un minuto fummo tutti nel buio.
L’aria intorno era viola, e viola i sentieri e le erbe dei pascoli e i calanchi e le creste dei monti: e in mezzo all’ombra, lontano, vedemmo scendere al borgo quattro o cinque lanterne.
– Sono gli uomini che scendon dai pascoli – mormorò ritornando da noi, – e fra dieci minuti son qui.
Era vero, e così respirai. Le parole mi fanno vergogna, ecco il fatto: e i commiati non sono mai stati per me. Specie quelli. Senza parere mi avviai verso l’uscio.

casa d'altri
Silvio D’Arzo, Casa d’altri (1952)
in Casa d’altri e altri racconti
Einaudi, 2007

i ricordi dei sopravvissuti

Sono sopravvissuto. Come si dice, «vivere per raccontarla», giusto? Non è affatto vero che la storia è fatta delle menzogne dei vincitori, come sostenni una volta disinvoltamente , con il vecchio Joe Hunt; adesso lo so. È fatta più dei ricordi dei sopravvissuti, la maggior parte dei quali non appartiene né alla schiera dei vincitori né a quella dei vinti.

il senso
Julian Barnes
Il senso di una fine (2011)
trad. it. di Susanna Basso
Einaudi, 2012

crepa

Il mio cane era sempre sul divano quando tornai in salotto. Aveva un incubo e si lamentava, muoveva le zampe a scatti e piangeva. Cacciava qualcosa oppure lo stavano rincorrendo, e le zampe si muovevano sempre più veloci. Provai pena per lui, perché anch’io spesso facevo questi sogni di fuga, inseguito da mia moglie, dal mio agente o dai fratelli King, gli ultimi produttori che mi avessero ingaggiato. Si svegliò improvvisamente, sollevò la testa, contento che fosse solo un sogno, e soddisfatto si mise a sedere ansimando.
Gli domandai: – Come ti chiami ragazzo?
«Crepa» mi disse il suo sguardo.

a ovest
John Fante
Il mio cane stupido, in A ovest di Roma
trad. it. di Alessandra Osti
Einaudi, 2008

le bretelle

Mio padre aveva paura.
Paura di tutto.
Una sera camminava avanti e indietro in sala da pranzo, diceva che c’erano dei rumori strani, che non aveva mai sentito. Io ero con lui e sentivo gli stessi rumori. Quando mio padre camminava si sentivano i rumori. Quando stava fermo svanivano. Per ore abbiamo passeggiato nella stanza. Alla fine abbiamo scoperto che erano le bretelle di mio padre a fare qual rumore ma non siamo riusciti a ridere, quando hai paura del mondo hai paura anche delle bretelle e non ne ridi.
Al mattino mio padre mi svegliava dando un colpo forte alla porta della mia stanza. Le mie giornate iniziavano con un boato.

la vita oscena
Aldo Nove
La vita oscena
Einaudi, 2010

la rabbia

Anche lui era nella morsa della rabbia e della retorica. Lo capivo nonostante il fascino apparente del suo schieramento politico. Il cancro della violenza stava divorando ogni idea politica, anzi le aveva soppiantate, e per molti contava solo la volontà di fare qualcosa. L’azione porta all’azione, libera da qualsiasi vincolo, e il mezzo per attirare l’attenzione dei giovani e avvicinarli alla propria causa era la rabbia. Sembrava che l’unico modo per evitare il richiamo della violenza fosse non aderire a nessuna causa, rimanere magnificamente isolati da qualsiasi alleanza. Ma non era un errore etico più grave della rabbia stessa?

cittaperta_cole_flaneri
Teju Cole
Città aperta
trad. it. di Gioia Guerzoni
Einaudi, 2013