imparare a sopravvivere

Sapeva che nel mondo della scuola non avrebbe fatto mai progressi, che non si sarebbe mai guadagnata una posizione inattaccabile — ammesso che esistesse. Ma non era infelice, se si esclude il problema di non poter andare in bagno. Imparare a sopravvivere, non importa a costo di quante precauzioni e vigliaccherie, di quali paure e brutti presentimenti, non è la stessa cosa che essere infelici.

chi-ti-credi
Alice Munro
Chi ti credi di essere? (1977)
trad. it. di Susanna Basso
Einaudi, 2012

botte da orbi

Lui nella casa di campagna ce li aveva ancora tutti i suoi lettini, allineati in una medesima stanza come un’allegoria delle età dell’uomo: e non avrebbe dovuto conservarsele sacre le sue prime letture? Non erano forse un documento – una prova! – della sua infanzia e insieme del suo angosciato dibattersi per non uscirne mai, da quella infanzia, mentre invece tutto aveva congiurato a strappargliela via a sangue a colpi di paure, di orrende prurigini, di ambigue conquiste intellettuali («Il risveglio epico»! «Il cammino dell’uomo»!), di botte da orbi? Sentiva in profondo che se la vita è corruzione ed abiura, dovrebbe essere altissimamente morale contrapporre alla sua ruina il movimento contrario del riscatto, del disseppellimento affettuoso.

sanguinosa
Michele Mari
Tu, sanguinosa infanzia (1997)
Einaudi (2009)

qualcuno da snobbare

L’ho già detto: mi meraviglia come riusciamo a trovare modi per sentirci superiori a un’altra persona, o a un gruppo di persone. Succede dappertutto, di continuo. Comunque lo si chiami, a mio giudizio è il fondo del barile di chi siamo, questo bisogno di trovare qualcuno da snobbare.

Lucy Barton
Elizabeth Strout
Mi chiamo Lucy Barton
trad. it. di Susanna Basso
Einaudi, 2016

mentire in vari modi

«Sai, Boo, ho scoperto che la gente mente in vari modi, ma sempre in modi ben precisi. Forse non riesco a cambiare lo spin come ci riesci tu, ma cerco di crearmi una specie di guida per riconoscere tutti i modi».
«…»
«Per quello che ho visto, alcune persone, Boo, quando dicono le bugie, diventano molto calme e concentrate e il loro sguardo è molto concentrato e intenso. Cercano di dominare la persona a cui mentono. La persona alla quale stanno mentendo. C’è un altro tipo di persone che si agitano e diventano insicure e accentuano le loro bugie con i movimenti e i rumori di chi si autocommisera, come se credere loro fosse come averne pietà. Altre ancora sotterrano la loro bugia in cosí tante digressioni e divagazioni che è come se cercassero di infilare la bugia in mezzo a tutte quelle informazioni estranee, come un insetto minuscolo che passa attraverso la retina delle finestre».

ij
David Foster Wallace
Infinite Jest (1996)
trad. it. di Edoardo Nesi, con Annalisa Villoresi e Grazia Giuia
Einaudi, 2006

quello che sono in grado di fare

Volevo che mi amasse, ho sempre desiderato che le persone mi amassero per quello che ero in grado di fare, non per quello che ero, non mi sono mai fidato una sola volta di ciò che sono. Non mi fido neppure adesso che so fare abbastanza da non dovermi preoccupare, ora che tra quello che so fare e quello che sono non c’è più distanza.

almanacco-del-giorno-prima
Chiara Valerio
Almanacco del giorno prima
Einaudi, 2014

Andre Agassi vs Hal Incandenza

Il mio soprannome nel circuito è il Castigatore, per il modo in cui faccio correre avanti e indietro gli avversari. […] Sono uno che sa ribattere. Non lascio passare niente. Poi lo faccio correre da una parte all’altra. Avanti e indietro. Comincia ad avere la lingua penzoloni. Quando lui e la folla pensano che non posso farlo correre più di così, lo faccio correre ancora un po’. È un metronomo. Poi è spacciato. Cade a faccia in giù come se gli avessero sparato in testa. È pieno di crampi. Chiede l’intervento del medico.

open
Andre Agassi
Open
trad. it. di Giuliana Lupi
Einaudi, 2011

 

 

Il logoramento dell’avversario ha un ruolo importante nel gioco di Hal. Continua a colpire finché non si apre un angolo. Fino a quel momento continuerà a colpire, instancabile. Sfianca gli altri giocatori, li finisce. La scorsa estate tre avversari hanno dovuto attaccarsi all’ossigeno ai cambi di campo. […] Ora Schtitt chiama Hal Incandenza il suo «resuscitato» e a volte durante gli allenamenti punta la pipa con fare affettuoso verso di lui dal suo nido di corvo.

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David Foster Wallace
Infinite Jest
trad. it. di Edoardo Nesi, con Annalisa Villoresi e Grazia Giuia
Einaudi, 2006

avere buon senso

«Dio mio, che storia. Che strana storia però – pensava il Supplente, – non ne ho sentita una così in ventott’anni».
E siccome anche lui non aveva mai in tasca un pfennig da far compagnia all’altro, fu tentato di scriverci un libro e farci un bel mucchio di soldi. Ma, in fondo, aveva buon senso, e finí che non fece poi niente.

pw
Silvio D’Arzo
Penny Wirton e sua madre
Einaudi, 1978

pss

Sia i baci del destino sia i suoi manrovesci illustrano la fondamentale impotenza personale di ogni individuo sugli eventi veramente significativi della sua vita: cioè, quasi nessuna delle cose importanti ti accade perché l’hai progettata così. Il destino non ti avverte; il destino sbuca sempre da un vicolo e, avvolto nell’impermeabile, ti chiama con un Pss che di solito non riesci neppure a sentire perché stai correndo da o verso qualcosa di importante che hai cercato di pianificare.

ij
David Foster Wallace
Infinite Jest
trad. it. di Edoardo Nesi
Einaudi, 2006