una crisi, una malattia

«Bene» seguitò «ecco un motivo di consolazione. Ma siamo daccapo. Come tutte le storie di questo mondo, anche la tua sfugge ad un’indagine. A meno che non si voglia ammettere che le “disgraziate circostanze” ti seguivano, perché facevano parte della tua persona. Obbedivano soltanto a te. Eri tu, insomma. Ma dove rifarsi? Come cavarne una morale? Eccoti diventato una persona saggia, da quel giovane superficiale che eri, e solo per virtù di qualche assassinio che hai commesso senza annettergli la minima importanza. Mi congratulo».
Tacemmo. L’aver ucciso Mariam ora mi appariva un delitto indispensabile, ma non per le ragioni che me l’avevano suggerito. Più che un delitto, anzi, mi appariva una crisi, una malattia, che mi avrebbe difeso per sempre, rivelandomi a me stesso. Amavo, ora, la mia vittima e potevo temere soltanto che mi abbandonasse.

tempo-di-uccidere
Ennio Flaiano
Tempo di uccidere
Bompiani, 2008

precisamente

Per un lungo tempo non c’è stato altro che il sole e il silenzio, col lieve rumore della fonte e quelle tre note. Poi Raimondo ha portato la mano alla tasca della rivoltella, ma l’altro non si è mosso e si guardavano sempre.
Ho notato che l’uomo che suonava il flauto aveva, nei piedi, gli alluci molto distanti dalle altre dita. Ma senza staccare gli occhi dal suo avversario, Raimondo mi ha chiesto: «Lo faccio fuori?». Ho pensato che se gli dicevo di no si sarebbe montato da sé e avrebbe sparato certamente. Gli ho detto soltanto: «Lui non ti ha parlato ancora. Sarebbe brutto sparare così». Si è udito ancora il lieve rumore d’acqua e di flauto nel cuore del silenzio e della calura. Poi Raimondo ha detto: «Allora lo provocherò e quando lui mi risponderà lo farò fuori». Ho risposto: «Precisamente. Ma se lui non tira fuori il coltello, tu non puoi sparare».

straniero
Albert Camus
Lo straniero, 1942
trad. it. di Alberto Zevi
Bompiani, 1973

di notizie cattive e di buone

Colui che conosca le pieghe e le complessità del corpo della propria madre, egli non morirà mai. Colui che conosca le latitudini del corpo della propria madre, colui che l’abbia sollevata tra le braccia e quindi battesimalmente immersa nella vasca da bagno al pianterreno, prima una e poi l’altra delle sue gambe alabastrine, colui che la lavi con camioncini di sapone Woolworth, colui che ruoti le stridenti manopole e saggi la temperatura dell’acqua con l’interno del proprio polso […], colui che inali l’acre e avvilente tanfo del corpo della propria madre mentre lava via gran parte del lezzo […], colui che abbia asciugato con una spugna le stalattiti di bava dalla bocca della propria madre, che abbia spinto di lato l’invadente tenda viola della doccia per meglio sollevare la propria esile madre al fine di lavare il sedere dove talvolta una dolce merda infantile si raggruma causandole al tempo stesso disagio e vergogna […], colui che mentre la lava pianga sulle condizioni della madre, pianga silenziosamente, senza aggiungere al proprio pianto parole o sguardi pietosi o soffiamenti di naso o singhiozzi, solo un pianteremo schietto, colui che poi si riprenda rapidamente ed energicamente e formuli un ringraziamento per il mero fatto di avere ancora una madre […], colui che quindi abbracci la madre (daccapo), sentendo, nella vampa di orzo e luppolo lavorati, che la propria vita è comunque la migliore delle vite,  colma di notizie cattive e di buone, di pienezza e di penuria, di pena e di premio, di sacro e di profano, di maschile e di femminile, di presente e di ritorni del passato, colui che in tale istante di travaglio e rispetto, conosca il perché del fiorire della rosa, del canto dei bicchieri di cristallo, della morbidezza delle labbra umane quando baciate, del soffrire dei genitori, egli non morirà mai.
Hex Raitliffe. E se costui è un eroe, allora gli eroi sono a bizzeffe, e il mondo ne è pieno come lo è di cani randagi, gomme lisce e chiavi smarrite.

rosso americano
Rick Moody
Rosso americano
trad. it. di Sergio Claudio Perroni
Bompiani, 1999