l’idiota ballerino

[Il racconto] trattava di un tragico fallimento in fatto di comunicazione.
Ecco la trama: una creatura di nome Zog arriva sulla Terra su un disco volante per spiegare come evitare le guerre e curare il cancro. Porta queste sue informazioni da Margo, un pianeta i cui abitanti conversano tra loro emettendo scoregge e ballando il tip-tap.
Zog sbarca di notte nel Connecticut. Ha appena messo piede a terra che vede una casa in fiamme. Vi si precipita dentro, scoreggiando e ballando il tip-tap, per avvertire gli abitanti del terribile pericolo che corrono. Il padrone di casa gli spacca il cranio con una mazza da golf.

phpThumb_generated_thumbnailjpgun racconto di Kilgore Trout citato in
Kurt Vonnegut
La colazione dei campioni (1973)
Trad. it. di Attilio Velardi
Feltrinelli, 2005

“salute al capo”

Trout non distingueva un politicante dall’altro: ai suoi occhi erano tutti degli indifferenziati scimpanzé entusiasti. Una volta aveva scritto un racconto a proposito di uno scimpanzé ottimista diventato infine presidente degli Stati Uniti. Lo aveva intitolato Salute al Capo.
Lo scimpanzé indossava una giacchetta blu doppio petto coi bottoni d’ottone e il distintivo di presidente degli Stati Uniti sul taschino. […]
Dovunque andasse c’erano bande che suonavano Salute al Capo. Lo scimpanzé lo adorava. Ogni volta saltellava su e giù.

phpThumb_generated_thumbnailjpgun racconto di Kilgore Trout citato in
Kurt Vonnegut
La colazione dei campioni (1973)
Trad. it. di Attilio Velardi
Feltrinelli, 2005

“la banca della memoria pangalattica”

L’eroe principale si trova su una nave spaziale di trecentoventi chilometri di lunghezza per novantanove di diametro. Prende in prestito un romanzo realistico dalla biblioteca di quartiere, ne legge sessanta pagine, dopodiché lo restituisce.
La bibliotecaria gli chiede perché non gli sia piaciuto e lui le dice: “Conosco già gli esseri umani”.
E così via.

phpThumb_generated_thumbnailjpgun romanzo di Kilgore Trout citato in
Kurt Vonnegut
La colazione dei campioni (1973)
Trad. it. di Attilio Velardi
Feltrinelli, 2005

“la coniglietta intelligente”

L’eroe principale del romanzo era un coniglio che viveva come tutti gli altri conigli selvatici sebbene fosse intelligente quanto Albert Einstein o William Shakespeare. Era una femmina, quindi una coniglia: l’unico protagonista femminile di tutti i racconti di Kilgore Trout.
Conduceva una normale vita di coniglia, nonostante il considerevole intelletto che si trovava. Era appunto giunta alla conclusione che quella sua mente non servisse a niente, che fosse una specie di tumore, che non avesse alcuna utilità nell’ambito degli schemi coniglieschi.
E così, saltellando saltellando, un giorno decide di andare in città per farsi asportare il tumore; ma un cacciatore, un certo Dudley Farrow, spara e l’ammazza prima che vi arrivi. Poi la scuoia e la sventra ma, d’accordo con la moglie Grace, decide alla fin fine che è meglio non mangiarla per via di quella testa insolitamente grande. I due, cioè, pensano quello che lei stessa aveva pensato qund’era viva: che la coniglia doveva essere malata.
E così via.

phpThumb_generated_thumbnailjpgun romanzo di Kilgore Trout citato in
Kurt Vonnegut
La colazione dei campioni (1973)
Trad. it. di Attilio Velardi
Feltrinelli, 2005

“come te la cavi?”

Su un altro pianeta un’agenzia pubblicitaria aveva lanciato con successo una campagna pubblicitaria per l’equivalente locale del burro di arachidi terrestre. La parte saliente e vistosa di ogni annuncio era la segnalazione di una qualunque media: il numero medio di bambini, la misura media dell’ordine sessuale maschile su quel particolare pianeta – che era di cinque centimetri di lunghezza, con un diametro interno di sette centimetri e mezzo e uno esterno di undici centimetri – e così via. Gli annunci invitavano i lettori a scoprire se erano superiori o inferiori alla media, sotto questo o quell’aspetto, quale che fosse l’argomento.
L’annuncio proseguiva affermando che la gente superiore o inferiore alla media mangiava pur sempre quella particolare marca di burro di arachidi. Solo che su quel pianeta non si trattava di vero e proprio burro di arachidi: si trattava di Shazzbutter.
E così via.

phpThumb_generated_thumbnailjpgun romanzo di Kilgore Trout citato in
Kurt Vonnegut
La colazione dei campioni (1973)
Trad. it. di Attilio Velardi
Feltrinelli, 2005

“brodo di pollo”

Un romanzo su un terrestre, un certo Delmore Skag, uno scapolo che viveva in un quartiere dove tutti avevano una famiglia numerosa. Bene, questo Skag era uno scienziato e aveva scoperto la maniera per riprodursi col brodo di pollo. Si grattava le cellule vive dal palmo della mano destra, le mescolava al brodo ed esponeva il tutto a raggi cosmici. Le cellule si trasformavano in bambinetti somiglianti come gocce d’acqua a Delmore Skag.
Delmore si trovò ad avere parecchi bambini al giorno e prese a invitare i vicini a condividere la sua orgogliosa felicità. Arrivava a far battezzare contemporaneamente sino a cento neonati per volta. Divenne un padre di famiglia famoso.
E così via.
Skag sperava in tal modo di costringere il Paese a emanare leggi contro le famiglie eccessivamente numerose, ma la legislatura e la magistratura si rifiutavano di affrontare direttamente il problema. Emanarono e applicarono, invece, ferree leggi contro il possesso, da parte di gene non sposata, di brodo di pollo.
E così via.

phpThumb_generated_thumbnailjpgun romanzo di Kilgore Trout citato in
Kurt Vonnegut
La colazione dei campioni (1973)
Trad. it. di Attilio Velardi
Feltrinelli, 2005

“gilgongo!”

Trattava di un pianeta che era sgradevole perché vi avveniva troppa procreazione. Cominciava con una gran festa in onore di un uomo che aveva spazzato via l’intera specie di certi deliziosi piccoli panda. Aveva dedicato la vita a questo scopo. Per la festa erano stati fabbricati dei piatti speciali perché gli ospiti li portassero a casa come ricordo. Ognuno recava la riproduzione di un orsacchiotto, con la data della festa. Sotto la riproduzione c’era questa parola: GILGONGO!
Nella lingua di quel pianeta significava “Estinto!”.
La gente era contenta che quegli orsacchiotti fossero gilgongo, perché ce n’erano già troppe di specie sul pianeta e altre ancora ne venivano fuori ogni ora. Nessuno poteva in nessun modo essere preparato alla strabiliante varietà di creature e piante nelle quali poteva imbattersi.
La gente faceva del proprio meglio per eliminare quante più specie era possibile, affinché la vita fosse più prevedibile. Ma la natura era troppo creativa per loro. Ogni forma di vita sul pianeta fu infine completamente soffocata da una coltre viva spessa un centinaio di spanne. Quella coltre era composta da piccioni viaggiatori, aquile delle Bermude e gru gigantesche.

phpThumb_generated_thumbnailjpgun racconto di Kilgore Trout citato in
Kurt Vonnegut
La colazione dei campioni (1973)
Trad. it. di Attilio Velardi
Feltrinelli, 2005