una cazzo di maschera

“Sono nata nel pomeriggio. I miei non hanno avuto altri figli.”
“Che ora è?”
“Sono quasi le cinque.”
“Si preannuncia una lunga giornata.”
“Non per me. Dormirò.”
“Come tutti quelli che lavorano di notte.”
“Erano cattolici” proseguì lei, “ma probabilmente usavano qualcosa per non avere figli. In qualche modo deve essere stato così. Forse sono la figlia di un diaframma difettoso. Il più delle volte mi capita di sentire che questa è la verità.”
“E che sensazione sarebbe?”
“È come se mi fossi introdotta di nascosto in un cinema e stessi aspettando che la maschera mi venisse a prendere.”
“Puoi sempre dirgli di levarsi di torno.”
“No,” disse lei “non posso dirlo a questa maschera.”
“Stai parlando della morte?”
“No.”
“Di cosa allora?”
“Non lo so. So solo che è una cazzo di maschera.”

 

dubus
Andre Dubus
da Attesa, in Il padre d’inverno
traduzione di Nicola Manuppelli
Mattioli 1885, 2012

fumami, bevimi

E si ricordava di un’insegnante al college che parlava del mistero e della vita, e in particolare delle piante, e che diceva che forse l’idea di bere e fumare non era dell’uomo, che piuttosto erano le piante che ci adescavano col desiderio delle foglie di tabacco e delle viti.
Fumami, ci sussurravano, bevimi.

cop Grey
Andre Dubus
Voci dalla luna
trad. it. di Nicola Manuppelli
Matthioli 1885, 2011