lista delle cose “YEAH”che poi “mah…”

Lista di cose che all’inizio pensi “YEAH!!!”, ma poi finisci per abbandonare quando capisci che invece sono più “mah…”:

– Le scarpe rosse
– Molti utensili da cucina, tra cui: i cestelli in bambù giapponesi per cucinare a vapore, lo snocciolaolive, l’attrezzo che taglia le patate frisè
– Gli attrezzi da palestra da mettere in casa
– La GoPro
– La placchetta che andava immersa in acqua con l’argenteria e la lucidava
– I dildo spropositati
– La salsa al tartufo
– I cappelli bislacchi
– I set base per dare avvio a un nuovo hobby di qualsiasi tipo (ma in particolar modo: di genere sportivo e artistico)
– Le liste di cose che all’inizio pensi “YEAH!!!”, ma poi ecc. ecc.

(continua, forse)

il topo

topo

Curiosa però, la vita del topo.
Usato come vezzeggiativo per le persone a cui si vuole bene (topina, topolino ecc. ecc.) poi appena se ne vede uno dal vivo son trappole, veleni, lanciafiamme.
Il topo odia noi, e la nostra ipocrisia.

stanco

– Son stanco.
– Eddai però non ti posso vedere così, fai qualcosa…
– Cosa vuoi che faccia, ti ho detto che son stanco.
– Ma non lo so, reagisci!
– Non riesco, son stanco.
– Potresti…
– Stanco.
– E quindi?
– …
– …

FINE

arturo is my co-pilot

Quindi ho una figlia di cinque mesi, e com’è ovvio, piagnucola.
Siamo lì sul divano, e lei, giustamente, piagnucola.
Allora per farla smettere prendo un pupazzetto – per esempio, il coniglio Arturo – e lo faccio salire a un’altezza di crociera pari al mio braccio.
Alice spalanca gli occhi, guarda, me, guarda Arturo che nel frattempo inizia a volteggiare, affronta planate, giravolte, picchiate, ma non ci sono SOS né scatole nere, solo un volo spericolato ma sicuro sul mare del divano.
Alice sorride il suo sorriso sdentato, io penso che in vita mia non ho mai donato uno stupore così puro a nessuno.
Ora, il cinico professionista penserà che io lo faccia solo per farla smettere di piagnucolare, o addirittura perché regalare quello stupore è inebriante, e dopo un po’ ti fa sentire necessario.
Il che è in parte vero, certo che lo è.
Ma il motivo per cui lo faccio, il motivo profondo, è che spero quello stupore sia il primo di una lunga serie.
Continua a stupirti, alla faccia del mondo cattivo.
Continua a farlo, piccola mia.

arturo.JPG

sicurezza

– Il mio problema è che sono estremamente insicuro…
– Sei sicuro che sia quello il problema?
– No.

FINE

calze

Alle calze uno non ci pensa quasi mai, e invece.

Se uno si infila le calze sulle orecchie e le lascia penzolare assomiglia un po’ a un buffo cane. Gli adulti lo compatiscono, ma i bambini ridono.

Andare a letto con le calze è come usare due contraccettivi. Capisco la prudenza, ma non esageriamo.

Le calze entrano in lavatrice in coppia, troppo spesso ne escono singole. Qualche tempo fa c’era un sito che le vendeva tre a tre. Era una buona idea, ma credo sia fallito. Forse perché al secondo lavaggio era tutto da rifare.

Se trovi delle calze appallottolate e gettate sopra l’armadio in camera del tuo figlio adolescente, non fare domande. Potrebbe essere imbarazzante.

Un uomo con le calze è sessualmente respingente. Una donna – stando a certi filmatini zozzi che io non ho mai visto, giuro, ma me li han raccontati – a quanto pare no.

Un metodo per evitare l’incresciosa disparità delle calze dopo il lavaggio – a patto che non vi spaventi la monotonia – è comprarne dieci paia identici. Quando nel cassetto hai un gomitolo di calze tutte uguali non fai più caso se sono dispari o pari.

Se uno è molto, molto povero, la notte della Befana avrà freddo a un piede.

Il nome che fa più ridere per le calze è pedalini.

Le calze son l’unico indumento col contrappasso. Ovvero, se per tutto l’inverno tieni le calze tirate su fino al polpaccio, passerai l’estate coi polpacci denudati anche dei peli.

Relativismo culturale: le calze con le dita sono inutili, così come i guanti senza dita. Se sei un giapponese che mette gli zoccolini infradito di legno, invece, posson essere molto comode.

Il fantasmino è la più altruista tra le calze. Rinuncia a una parte di sé per la salvezza tua e di chi ti sta intorno.

Le cose cambiano. Quando giocavo a calcio da bambino e faceva molto freddo mi obbligavano a mettere la calzamaglia sotto i pantaloncini. Ero l’unico, mi vergognavo parecchio. Qualche anno dopo ha iniziato a farlo Ronaldo, poco avvezzo alle rigide temperature centroeuropee. Tutto a un tratto avere la calzamaglia sotto i pantaloncini era cool, ma per me ormai era troppo tardi.

Un adulto che porta calze sgargianti è uno che vuole essere eccentrico ma gli manca il coraggio per andare fino in fondo, quindi nasconde colori e disegnetti e li mostra solo da seduto.

Il baseball è lo sport che più di tutti tiene le calze in grande considerazione, difatti ci fa i nomi delle squadre.

Dice che le calze sportive/tecniche non hanno cuciture. Come le facciano, mah.

Il consiglio della nonna: quando fa freddo, prima di entrare in doccia metti le calze sul termosifone. A fine doccia, infilandotele, ringrazierai la nonna.

satori

Forse, forse ho capito tutto.
Seguimi.
Tu sei, poniamo, un cliente Vodafone.
Ti chiama la Telecom per proporti di cambiare operatore, ma in realtà la chiamata viene dalla Vodafone, la quale conta – a ragione – sul fatto che stracciarti i maroni per cambiare operatore è il modo migliore per non fartelo cambiare mai.
Diabolico.

tutto bene

Io da piccolo son andato alla prima lezione di karate, e il maestro mi ha fatto una spazzata da dietro facendomi cadere.
Voleva dimostrare che non avevo una posizione solida e corretta. E per forza, era la prima lezione, poi te sei cintura nera non so neanche quanti dan e io manco ce l’ho, la cintura.
Allora son andato alla prima lezione di nuoto, e il maestro – assomigliava moltissimo al biondino stronzo di Karate Kid, il che mi avrebbe dovuto far insospettire fin da subito, visti i precedenti – mi ha buttato in acqua senza pietà, e mi ha gridato una cosa tipo “Nuota, cazzo”.
Son andato a fondo, e per forza, era la prima lezione, adesso vienimi a ripescare te.
Allora son andato al primo allenamento di calcio.
Non mi fidavo di nessuno, invece è andato tutto bene.

kk

considerazioni di sociologia spicciola su base calcistica

Nei video dei tifosi del Leicester che festeggiano c’è un numero sorprendentemente basso di persone che piangono.
Ora, considerato che:
– nel 2006 io ho pianto come un bambino;
– pochi giorni fa abbiamo visto un tifoso romanista piangere per un gol di Totti;
– è assai improbabile che questi tifosi del Leicester tengano al calcio meno di me o di quello che piangeva per il gol di Totti;
– è altrettanto improbabile che degli inglesi siano disidratati, dopo una serata come questa;
orbene, si evince che gli inglesi sono meno inclini alle lacrime degli italiani.
O almeno, di me e di quello che piangeva per il gol di Totti.
Ma comunque, che bellezza, anche senza lacrime.
Go Foxes!

schadenfreude condominiale

L’essere umano, anche quello piuttosto buono, ha sempre in sé una puntina di malvagità. Per esempio. Nel mio palazzo ci sono tre neonati. Quando entro nell’androne e ne sento uno piangere, se realizzo che non è la mia, a me, che son piuttosto buono, vien sempre da sghignazzare un po’. E a parti invertite son quasi sicuro che lo facciano anche gli altri.