l’aria di Voltolini

Ho letto “Forme d’onda” qualche anno fa, ho finito “Il Giardino degli Aranci” da pochi giorni, e mi stavo incapricciando di scrivere qualcosa sulla fascinazione di Voltolini per l’aria. Quella che rapisce gli aeroplanini di carta in uno strepitoso racconto di “Forme d’onda”, quella che si riempie di odori nel “Giardino” (la cosa non sorprende, visto il ruolo quasi insostituibile che l’olfatto ha nella formazione dei ricordi; eppure Voltolini sorprende lo stesso, per come li descrive, per come li combina).
Poi mi sono reso conto che c’era poco metodo in quel che volevo scrivere, e parecchia confusione – mi succede spesso, con gli autori che mi piacciono: mi mandano in confusione. Perché il discorso non riguardava solo l’aria in sé, a ben vedere, ma anche e più in generale gli spazi vuoti, le intercapedini, soprattutto quelle tra le persone. L’educazione erotico/sentimentale al rallentatore di Nino Nino, il protagonista del “Giardino”, in fin dei conti è proprio questo: un continuo mettere alla prova lo spazio tra sé e le ragazze, dilatandolo e diminuendolo, con fughe e riavvicinamenti, per provare a capire come lo spazio reagisce alle sollecitazioni.
Ancora indeciso se scrivere questa cosa o no, mi sono procurato una copia di “Rincorse”, e mentre aspettavo di riceverla continuavo a rimuginarci su. L’aria gli odori gli spazi le intercapedini, uhm.
Poi la copia è arrivata, e l’incipit è:

«Alligna davvero in un suo anfratto pulito e attende aspetta due cose…»

Non so se ci tornerò su in futuro, ma comunque aggiorno la lista: l’aria gli odori gli spazi le intercapedini gli anfratti. E nel frattempo, consiglio a chi non l’abbia già fatto di leggere Voltolini. È un autore che a me fa bene, magari anche a voi.

novissimo corso di alimentazione

Lezione 1: l’importanza delle bevande, spiegata da un treenne

«Bene, adesso è tardi, spegniamo la luce e si dorme».
(click)
«Papà».
«Dimmi».
«Vero che se uno mangia un verme poi deve bevere?».
«Ma che domanda è, non saprei, in che sens…».
«Certo che deve, per mandare via il sapore del verme».
«D’accordo, bere quando si mangia un verme. Ora dormi».
«…».
«…»
«Papà».
«DIMMIH».
«Ti adoro».
«Anche io, (piccolobastardoricattatoreemotivo), anche io».

motivi

E solo allora si era resa conto di un’insopportabile asimmetria: per essere felice aveva bisogno di un motivo, per essere infelice no.

Naby C. Pinkerton

oh Io!

«Lo vedi che sono degli stronzi?».
«Signore, non dite così».
«Lo dico eccome, non passa giorno che non lo dimostrino. Guarda quelli, guarda guarda guarda! Non ci si crede. Ma è stata colpa anche Mia, oh sì, ho fatto almeno un errore imperdonabile».
«Ma Voi siete infallibile…».
«Ma falla finita, che non ci credi neanche tu… Che Io sia infallibile lo dicono loro, che infatti sono fallibili e lo dimostrano dicendolo. Non sono infallibile, non sono onnipotente né onnisciente, sono solo eterno, e fa una bella differenza. Accidenti a Me e al peccato originale».
«La mela, intendete?».
«Ma no, ma quale mela, quella era solo un’allegoria. Quando gli ho parlato di peccato originale intendevo il Mio, sono loro che hanno frainteso. Io intendevo la scelta di dargli il libro arbitrio, quello è stato il peccato originale originale. Tornassi indietro non lo rifarei. Pensa come sarebbe bello se facessero solo quello che è previsto per loro, immaginati l’ordine, la geometria della predestinazione».

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a rovescio

«Avevano l’aria di uomini cui la vita si fosse presentata come una giacca rivoltabile: sempre a rovescio, da qualunque parte la si infili».

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O. Henry, Il nascondiglio di Bill il Nero

in Memorie di un cane giallo

Traduzione di Giorgio Manganelli; Adelphi, 2021

la faccia

Anche a voi capita di chiedervi se la vostra faccia vi assomiglia? Cioè, se corrisponde all’immagine “interna” che vi siete fatti di voi stessi? A me sì, e sempre più spesso.

novissimo corso di lingua inglese

Lezione 1: impara nomi (e cognomi) dei cibi con un treenne

«Adesso spegniamo la luce e si dorme».
«…»
«…»
«Papà».
«Dimmi».
«Ma le patatine del McDonald’s come si chiamano?».
«Sono patatine, non hanno nome, se le devi chiamare le chiami patatine».
«Sì, ma di cognome?».
«Patatine McDonald’s».
«Papà».
«DIMMIH».
«E in inglese come si chiamano?».
«Chips, fries, non lo so, come ti pare».
«Sì, ma di cognome?».

il falegname

Ch’ing, il falegname di corte, iniziò a costruire un supporto di legno per una campana. Una volta terminato, risultò un’opera d’arte tanto mirabile da sembrare addirittura soprannaturale. Anche il Duca di Lu lo vide e chiese a Ch’ing: «Quale tecnica hai usato per produrre una meraviglia del genere?».
«Sono solo un artigiano» rispose Ch’ing. «Non conosco arti particolari. Ma tengo a dire che quando devo iniziare a lavorare al supporto per una campana, cerco di non dilapidare il mio spirito. Digiuno per preservare la serenità della mente. Dopo tre giorni smetto di nutrire ogni desiderio di premi, benefici o lodi ufficiali. Dopo cinque giorni l’idea di ricevere lodi o biasimo e ogni questione relativa all’esecuzione dell’opera mi abbandonano. Dopo sette giorni raggiungo uno stato di serenità assoluta, dimenticando che possiedo un corpo e quattro arti. In quel momento dimentico di lavorare per la corte. La mia unica preoccupazione è l’opera, e nessun fattore esterno mi disturba. Mi reco quindi nel bosco e scelgo l’albero più adatto, quello la cui struttura naturale è in armonia con la mia natura interiore. In quel momento so che posso portare a termine il mio supporto per la campana e mi metto all’opera. Se tutte queste condizioni non vengono soddisfatte, allora non lavoro».

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citato in Daisetz T. Suzuki, Lo Zen e la cultura giapponese

Traduzione di Gino Scatasta

Adelphi, 2014

novissimo corso di scrittura

Lezione 1: impara il dialogo non sequenziale grazie a un treenne

– Adesso si spegne la luce e si dorme.
– Papà. Ma gli elefanti esistono?
– Sì. Non qui. E adesso…
– … i piccoli, dico, come le tigri…
– Esistono anche le tigri. Adesso chiudi gli occhi e…
– … allora, pensavo: ma quale è il mio talento?
– Ma non lo so, sei bravo a costruire le cose coi Lego.
-… a me piacciono molto i salvataggi, comunque…
– Va bene, silenzio, però. È tardi.
– Tu-tuu…
– Cosa?
– Tu-tuuu. Ha-haaa!
– Basta parlare, basta cantare. Mi arrabbio eh…
– L’ultima cosa. Sei noiosino.
– Shhht!
– …
– …
– Etcì.

FINE