ragione

Ciò che è successo, in breve, è che ci ha dato retta, a tutti quanti, si è presentato sul dischetto con una certa spavalderia e la testa piena di distrazioni, così facendo l’ha sparata alta, la squadra è retrocessa, la società per poco non fallisce, i tifosi lo hanno preso così di mira che ha dovuto cambiare squadra, ma anche là le cose sono andate sempre peggio, ha messo su peso e nel giro di due anni ha smesso di giocare, e adesso se sente oscene puttanate retoriche – sulla fantasia sull’altruismo sul coraggio sulle spalle strette – mentre quel che contava davvero erano quei tre punti del cazzo, be’, quando sente quelle puttanate retoriche digrigna i denti e ci maledice tutti – e ha pure ragione.

ampone, ampone

Uno dei ricordi più vecchi che ho è il mio quinto compleanno. Eravamo tutti e quattro a casa, perché mio fratello i giorni prima aveva avuto la febbre alta e la tosse, e allora i miei avevano deciso di tenere a casa anche me. Per prudenza. Ricordo che dopo aver aperto i regali abbiamo preso la macchina, siamo usciti dalla città, e più andavamo avanti più aumentava la nebbia. Ma a me piaceva, mi sembrava una gita anche se non stavamo andando in un posto piacevole. Quando siamo arrivati l’entusiasmo mi è passato, ho cominciato a piangere perché non riuscivo a sopportare l’idea che avrebbero fatto a mio fratello quella cosa odiosa che avevo subito io solo qualche mese prima. ‘Ampone, ampone!’ continuava a ripetere lui, senza neanche sapere cosa fosse. E più lo diceva, più io mi disperavo. Mi sono messa le mani sulle orecchie, per non sentirlo piangere. E invece lui non ha pianto, neanche un lamento. Nonostante le mani sulle orecchie ho sentito il dottore che diceva Bravo, abbiamo già fatto!
Siamo stati un po’ nel parcheggio, poi si è avvicinato un altro medico. Potete andare, ha detto. Negativo, ha detto. E ce ne siamo andati.

(pagina del diario di mia figlia, scritta in un futuro imprecisato; con la speranza che “Ampone, ampone” le sembri una cosa così lontana, così scolorita)

esaurimento

Come verso certe persone, che appena le vedi ti comunicano una sensazione di antipatia prima ancora che abbiano aperto bocca, prima ancora di conoscerle anche solo superficialmente, io ho sviluppato un’avversione violentissima e immotivata – anche perché il sapore neanche mi dispiace – verso il cavolo cappuccio, e tutto per colpa di questo suo nome sghembo, doppio, non si capisce, è vegetale, è tessile, ma che cosa vuol dire, cavolo cappuccio?, ma che roba è, cavolo cappuccio!, ma come si fa. Sono esaurito. Da tutto, ma soprattutto dal cavolo cappuccio.

una piccola fortuna

Chi è originale, chi ha paura di salire su un treno, chi salva i piccioni, chi crede di essere sempre malato, chi vive un amore immaginario, chi sviene quando vede partire una aereo, consente all’altro di accedere all’insondabile senza riconoscerlo come proprio. Una piccola fortuna.

Sara Gamberini
Maestoso è l’abbandono
Hacca (2018)