A Christmas Terror

santa.jpgBabbo Natale si guardò attorno, nella silenziosa notte polare. Si asciugò gli occhi, poi appallottolò la letterina che aveva appena finito di leggere e si avviò verso la stalla delle renne.

Caro Babbo Natale, diceva la letterina, quest’anno come regalo ti chiedo una cosa facile e difficile allo stesso tempo.

Le renne dormivano, ognuna nel proprio box. Babbo Natale si chinò su una renna addormentata. Le tagliò la gola, la renna emise un gemito, poi più nulla. Il sangue iniziò a impregnare la terra battuta e la paglia. Uno schizzo finì sul pelo bianco attorno al polsino di Babbo Natale.

Non ti chiedo nulla che non sia nelle tue possibilità, continuava la letterina, e questo significa, come ben sai, che in nessun modo potrai rifiutarmelo.

Fu l’odore del sangue a risvegliare le altre renne, che iniziarono ad agitarsi. Quando videro Babbo Natale con il coltello gocciolante in mano e il viso deformato da una smorfia di dolore e rassegnazione, tutte le renne presero a scalciare contro le pareti della stalla. Il gran trambusto svegliò gli aiutanti di Babbo Natale, che accorsero con gli occhi ancora impastati di sonno.

Il mio regalo è semplice, diceva poi la letterina, perché non ha bisogno di essere costruito, impacchettato e consegnato. Te ne puoi, anzi, te ne devi occupare da solo, senza alcun bisogno dei tuoi aiutanti.

Nascondendo la manica sporca di sangue dietro la schiena, Babbo Natale uscì dalla stalla e corse incontro ai suoi aiutanti. Presto, disse, le renne sono impazzite, cercate di calmarle!
Quando tutti gli aiutanti furono entrati, Babbo Natale bloccò dall’esterno l’unica porta e appiccò il fuoco alla grande stalla in legno. Dalle pareti le fiamme si arrampicarono verso il tetto, e in poco tempo le grida degli aiutanti e i lamenti delle renne furono inghiottiti dal crepitio, dalla luce, dal fumo.

Caro Babbo Natale, concludeva la letterina, il mio regalo per quest’anno è che mai più nessuno riceva regali da te. Per ottenere questo, voglio che tu uccida le renne e gli aiutanti. Poi fai di te ciò che vuoi; considerato che a quel punto non ti resterà più nulla e sarai vecchio e solo, immagino che ti converrà farla finita, ma questo dipenderà da te.

Babbo Natale guardò la stalla ormai ridotta in cenere. Singhiozzando entrò nel deposito dei giocattoli, impilò alcuni dei pacchi più voluminosi, ci salì sopra. Lanciò la corda al di sopra della trave che sorreggeva il tetto del deposito. Si chiese quale bambino potesse essere così malvagio da scrivere quella letterina, poi infilò la testa nel cappio e saltò nel vuoto.

Il cadavere di Babbo Natale non aveva ancora smesso di oscillare quando da dietro un cumulo di pacchetti ancora da incartare fece capolino un aiutante, l’unico sopravvissuto. Sapevo che non mi avresti deluso, disse guardando il volto cianotico di Babbo Natale, uscì dal deposito dei giocattoli e si incamminò nella neve.

Scrivi quel che vuoi, ma con garbo.

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