un’infinita protezione

Se dovessi raccontare la mia esistenza credo che non saprei che cosa dire, sono tentato di dire: nella mia esistenza non c’è stato nessun avvenimento. Mio fratello si ricorda cose che gli sono successe quando aveva due anni, e infatti la sua esistenza, per quello che ne posso capire, è lineare e chiara. Mio fratello è cresciuto per accrescimento e questo fa di lui, a trentasei anni, un uomo completo. Io credo di essere cresciuto per sottrazioni successive, come se la verità del mio corpo e della mia anima non fosse stata da ricercare in uno sviluppo completo di quello che alla nascita possedevo in potenza, ma nella messa in luce di una consistenza interna, meravigliosa e felice. Io penso a me stesso come a un uovo: quando sono infelice sento l’uovo dentro di me, come un oggetto impenetrabile; quando sono felice io sono dentro l’uovo, sono un tuorlo che galleggia dentro un’infinita protezione.

la felicità terrena
Giulio Mozzi
La felicità terrena (1996)
Laurana, 2012

anche voi, però

“Eh, vabbe’, anche voi, però: se sapete che sono una pippa non sceglietemi quando fate le squadre!”

(così il bambino, con tuta, scarpe da calcio e stupefacente senso autocritico, al genitore abbacchiato)

invece è un disco

Allora pensavo che c’è qualcosa che non va qui in giro, che se le campane han smesso di muoversi, un giorno smetteranno di suonare, dopo non so cosa se ne faranno di quei blocchi di bronzo, spero li tirino in testa a chi ha inventato i marchingegni che fan sembrare che le campane suonano e invece è un disco, e ci credo che sono in perfetto orario e non sbagliano mai, e ci credo che poi la gente non dà più retta al prete.

Dettato
Sergio Peter
Dettato
Tunué, 2014

manuali, cose così

Poi, pensavo, non c’è una sola “regola di scrittura” – quelle dei manuali, cose così – che prima o poi non venga calpestata e superata con risultati invidiabili da qualche grande scrittore.
Il che dice molto dei grandi scrittori, e ancor di più delle “regole di scrittura” – quelle dei manuali, cose così.

dialoghi del bus #1

(seduto sul bus, indicando divertito un marciapiede deserto)

ehi
guarda là
quello è matto
ha ha!

ehi
guarda un po’
proprio matto
oh oh!

perché non se ne vanno?

Notate, il bue e l’asino. Perché non la giraffa e il canguro? Perché non il rinoceronte e il pavone? Io credo che se sfoglierete tutto il Tierleben non troverete che animali estremamente adatti, animali regali, idonei a partecipare al presepio. Ma nessun animale è triste e sconfitto come l’asino, o avvilito e depauperato come il bue. E tuttavia l’asino ha pazienza e forza di sesso: un dissoluto; il bue è potenza e lentezza: un accidioso. Vennero scelti perché erano umili? No, vennero scelti perché si credeva che fossero il contrassegno della sconfitta. Sono i viventi. Più esattamente, sono gli unici viventi della intera rappresentazione. Non assomigliano alle statue taciturne, ai simulacri senza età, ed è ben certo che non escono dal fondo inesauribile della caverna. Sono gli unici che non hanno mai visto i pipistrelli; che ignorano tutto dei serpenti. Gli angeli, notate, li guardano con palese nervosismo. Nella loro limitata cognizione non capiscono se si tratti d’un errore che spetti loro correggere, o se debbano solo badare che non defechino accanto alla mangiatoia, o che l’asino si metta a ragliare, obbedendo agli impulsi della sua goffa lussuria.Secondo quello che credono gli angeli, che sono tutta anima, anche se instabile di forma e vocazione, il bue e l’asino non hanno alcun interesse diretto alla sacra rappresentazione. Essendo i viventi, non hanno anima. Non c’è alcuna sorta di salvezza per loro, e neppure di perdizione; non peccano, non abbisognano di perdono, non sono redenti, non sono perduti; tutta la storia della Madre, del Padre, del pupo non dovrebbe riguardarli in nessun modo. Perché dunque sono lì? Perché non se ne vanno? Perché non spetezzano, non orinano, non cacano, così da consentire ai tecnici di intervenire e rimettere tutto in ordine?

presepio
Giorgio Manganelli
Il presepio
Adelphi, 1993

poco

Io, di solito, quando son felice, dura poco.

Rumi Tarenko