al cinema

Il problema, perdio, è che la maggior parte dei lettori preferiscono andare al cinema. Stia attento, ecco, Bast, veda di cavarne una morale, il problema è che quasi tutto quello che scriviamo, perdio, è scritto per lettori ben felici di essere ciò che sono, e che preferiscono andare al cinema, dove entrano a mani vuote, perdio, e sempre a mani vuote se ne vanno, come avevo detto io, Bast. Chieda loro di fare un piccolo sforzo, perdio, ma quelli vogliono la pappa fatta, allora prendono e vanno al cinema.

JR

William Gaddis
JR
trad. it. Vincenzo Mantovani
Alet, 2009

“pazzi nella quarta dimensione”

Parlava di persone le cui malattie mentali non potevano essere curate perché la cause delle malattie erano tutte nella quarta dimensione, e i medici tridimensionali della Terra non potevano assolutamente scoprire quelle cause, e nemmeno immaginarle.
Trout diceva […] che vampiri, licantropi, folletti, angeli e così via esistevano veramente, ma si trovavano nella quarta dimensione.
Nella quarta dimensione si trovava, stando a Trout, anche William Blake […]
E il paradiso e l’inferno.

Mattatoioun romanzo di Kilgore Trout citato in
Kurt Vonnegut
Mattatoio n° 5 (1969)
Trad. it. di Luigi Brioschi
Feltrinelli, 2005

verde diavolo che zompa

pss   sst
spiritelli in punta
d’alluce

piccole streghe
pepate e folletti
sonaglianti
piglia-dài   piglia-dài

ranocchietti felici
saltellanti
in velluto
topine pizzicate

con occhi
furtivi   corrono e frusciano   e
nasconditi nasconditi nasconditi
psst

psst   scopa-scopetta bada alla vecchia
col porro sul naso
quel che ti fa
nessuno lo sa

lei conosce il diavolo   uhh
diavolo   ahu
diavolo
ahi   il grande

verde
diavolo che
zompa
zompa

zompa
diavolo

viIIIa

poesie cummings
E. E. Cummings
Poesia n. 5 da Tulips and Chimneys, in Poesie
trad. it. Mary de Rachewiltz
Einaudi, 1987

eccola qui


Renzo cerca, cerca da troppo tempo.
Con la luce in faccia, rughe di concentrazione sulla fronte e mani sulle ginocchia.
Ha esplorato tutte le superfici, dalla prima all’ultima e ritorno.
Ha tentato di cambiare prospettiva, dall’alto, dal basso.
Ha spostato, ha rimesso a posto.
Ha distolto lo sguardo, ha osservato, ancora e ancora e ancora.
La sua ricerca è stata vana.
“Eccola qui”, dice alla fine sua moglie, prelevando il tubetto di maionese dal primo ripiano del frigo, a pochi centimetri dal naso del marito.

al cospetto dell’apocalisse

… e per rendere tutto terrificante al punto da farti battere forte il cuore arrivi a una piccola svolta di quella che ormai è soltanto una traccia di sentiero e l’assordante risacca, infrangendosi sulla sabbia, ti piomba addosso bianca di schiuma quasi fosse più alta del punto nel quale ti trovi, come un’improvvisa onda di marea abbastanza grossa da farti indietreggiare o scappare sulle alture – Non solo, il mare blu dietro gli enormi frangenti è irto di enormi scogli neri che si levano come antichi castelli di orchi grondanti melma, un miliardo di anni di sventure proprio lì davanti, il tonfo mugghiante proprio lì con bavose labbra di schiuma alla base – Tanto che spunti dagli ameni sentieri del bosco con un filo d’erba in bocca e lo lasci cadere al cospetto dell’apocalisse.

Big Sur
Jack Kerouac
Big Sur
trad. it. Igor Legati
Mondadori, 1998

caniggia, o la luna

Andava ancora a scuola, ma erano gli ultimi spasmi di quella storia, quando una ragazza che portava fuori il cane cominciò a far parte del suo gruppo di amici, le sere d’estate e anche i pomeriggi. Lui uscendo dal portone si accorgeva subito della sua presenza, perché lei aveva capelli così chiari e un cane così nero e occhi così vuoti che sembravano bianchi e tutto quel biancore lui lo notava prima ancora di vederlo anche se lei aveva un vestito scuro lui vedeva un luogo bianco in mezzo al gruppo dei suoi amici e anche se lei era magra da morire gli pareva non un chiodo ma una sferica perla. Ancora anni dopo lei gli tornava in mente nei modi più strani e imprevisti, vedendo il giocatore argentino Caniggia, per esempio, o la luna.

reload_3_big
Tratto da
Dario Voltolini
Forme d’onda
Laurana, 2013

fucking furino!

The first leg of the semi-final of the European Cup; 11 April 1973 –
The Stadio Comunale, the black and the white; the black-and-white flags of 72,000 Juventus fans; Juventus, the Old Lady herself, in black and white:
Zoff. Spinosi. Marchetti. Furino. Morini. Salvadore. Causio. Cuccureddu. Anastasi, Capello and Altafini –
‘Dirty, dirty, dirty bastards,’ Pete is saying, saying before you even get to the bench, before you even get sat dowThe Stadio Comunale, the black and the white; the black-and-white flags of 72,000 Juventus fans; Juventus, the Old Lady herself, in black and white:
Zoff. Spinosi. Marchetti. Furino. Morini. Salvadore. Causio. Cuccureddu. Anastasi, Capello and Altafini –
‘Dirty, dirty, dirty bastards,’ Pete is saying, saying before you even get to the bench, before you even get sat down, before a ball has even been kicked.
For the first twenty-odd minutes, you ride the late tackles, the shirt-pulling and the gamesmanship –
‘They’re just bloody flinging themselves to the floor at the feet of the ref.’
The obstructing, the tripping, and the holding of players –
‘Dirty, diving, cheating, fucking Italian bastards.’
Then Furino puts his elbow in Archie Gemmill’s face. Gemmill trips him back, just a little trip, and Gemmill goes in the book –
‘Fuck off, ref! Fuck off!’ screams Pete. ‘What about fucking Furino?’

Damned utd
David Peace
The Damned Utd
Faber and Faber, 2006

e il centro?

La Parigi di Rayuela – Il gioco del mondo (fai clic)
Parigi Rayuela

grandi gatsby

The botlle of whiskey – a second one – was now in constant demand by all present, excepting Catherine, who ‘felt just as good on nothing at all’. Tom rang for the janitor and sent him for some celebrated sandwiches, which were a complete supper in themselves. I wanted to get out and walk eastward towards the park through the soft twilight, but each time I tried to go I became entangled in some wild, strident argument which pulled me back, as if with ropes, into my chair. Yet high over the city our line of yellow windows must have contributed their share of human secrecy to the casual watcher in the darkening streets, and I saw him too, looking up and wondering. I was within and without, simultaneously enchanted and repelled by the inexhaustible variety of life.
(Francis Scott Fitzgerald, 1925)

La bottiglia di whisky – la seconda – veniva continuamente chiesta da tutti, eccetto che da Catherine, che “stava bene anche senza niente”. Tom fece venire il portiere e lo mandò a cercare certi tramezzini, molto lodati, che costituivano di per sé una vera e propria cena. Avevo voglia di uscire a passeggio nel parco, ma ogni volta che cercavo di andarmene mi trovavo immischiato in qualche strana discussione stonata che mi inchiodava sulla seggiola come se vi fossi legato con una corda. Eppure, alta sulla città la fila delle nostre finestre deve aver comunicato la sua parte di segreto umano allo spettatore casuale nella strada buia, e mi parve di vederlo guardare in su incuriosito. Ero dentro e fuori, contemporaneamente affascinato e respinto dall’inesauribile varietà della vita.
(Traduzione di Fernanda Pivano, Mondadori, 1950)

La bottiglia di whisky, la seconda, era adesso continuamente richiesta da tutti i presenti, fuorché Catherine, che si sentiva “a posto così, senza prendere niente”. Tom fece uno squillo al portiere e lo spedì a comprare certi panini, a quel che pareva assai rinomati e sufficienti per una cena completa. Avevo voglia di uscire e fare una passeggiata verso il parco, nella luce morbida del tramonto, ma ogni mio tentativo di andarmene finiva per impigliarsi in una discussione molto accesa, e mi ritrovavo costretto alla sedia, come fossi legato. Tuttavia, dominando dall’alto la città, la nostra fila di finestre gialle doveva offrire la propria parte di segreti al passante che, dalla strada buia, avesse rivolto lo sguardo all’insù, e anch’io mi sentivo come quell’osservatore occasionale e come lui alzavo gli occhi e mi interrogavo. Mi trovavo dentro e fuori al contempo, incantato e disgustato dall’inesauribile varietà della vita.
(Traduzione di Tommaso Pincio, minimum fax, 2011)