“la macchina del tempo”

[…] parlava di un uomo che aveva costruito una macchina del tempo per poter tornare indietro e vedere Gesù. La macchina funzionava, e lui vide Gesù quando aveva appena dodici anni. Gesù stava imparando da suo padre a fare il falegname.
Due soldati romani entrarono nel negozio col disegno, su papiro, di un congegno che doveva essere costruito entro l’alba del giorno dopo. Si trattava di una croce da usare per l’esecuzione di un agitatore. Gesù e suo padre la costruirono. Erano contenti di avere del lavoro. E l’agitatore fu inchiodato a quella croce.
Così va la vita.

Mattatoioun racconto di Kilgore Trout citato in
Kurt Vonnegut
Mattatoio n° 5 (1969)
Trad. it. di Luigi Brioschi
Feltrinelli, 2005

di notizie cattive e di buone

Colui che conosca le pieghe e le complessità del corpo della propria madre, egli non morirà mai. Colui che conosca le latitudini del corpo della propria madre, colui che l’abbia sollevata tra le braccia e quindi battesimalmente immersa nella vasca da bagno al pianterreno, prima una e poi l’altra delle sue gambe alabastrine, colui che la lavi con camioncini di sapone Woolworth, colui che ruoti le stridenti manopole e saggi la temperatura dell’acqua con l’interno del proprio polso […], colui che inali l’acre e avvilente tanfo del corpo della propria madre mentre lava via gran parte del lezzo […], colui che abbia asciugato con una spugna le stalattiti di bava dalla bocca della propria madre, che abbia spinto di lato l’invadente tenda viola della doccia per meglio sollevare la propria esile madre al fine di lavare il sedere dove talvolta una dolce merda infantile si raggruma causandole al tempo stesso disagio e vergogna […], colui che mentre la lava pianga sulle condizioni della madre, pianga silenziosamente, senza aggiungere al proprio pianto parole o sguardi pietosi o soffiamenti di naso o singhiozzi, solo un pianteremo schietto, colui che poi si riprenda rapidamente ed energicamente e formuli un ringraziamento per il mero fatto di avere ancora una madre […], colui che quindi abbracci la madre (daccapo), sentendo, nella vampa di orzo e luppolo lavorati, che la propria vita è comunque la migliore delle vite,  colma di notizie cattive e di buone, di pienezza e di penuria, di pena e di premio, di sacro e di profano, di maschile e di femminile, di presente e di ritorni del passato, colui che in tale istante di travaglio e rispetto, conosca il perché del fiorire della rosa, del canto dei bicchieri di cristallo, della morbidezza delle labbra umane quando baciate, del soffrire dei genitori, egli non morirà mai.
Hex Raitliffe. E se costui è un eroe, allora gli eroi sono a bizzeffe, e il mondo ne è pieno come lo è di cani randagi, gomme lisce e chiavi smarrite.

rosso americano
Rick Moody
Rosso americano
trad. it. di Sergio Claudio Perroni
Bompiani, 1999

smettere di ridere

Il mio dentista, in attesa di dedicarsi definitivamente alla chirurgia estetica, continua a usare i potenti mezzi offerti dall’internet per farsi pubblicità. Adesso, per esempio, mi ha appena mandato una nuova newsletter, in cui mi comunica che da oggi nel suo studio di dentista è disponibile l’analgesia sedativa con protossido d’azoto. Dice anche, il mio dentista nella sua newsletter, che la paura del dentista, oltre che da traumi precedenti, è data da componenti psicologiche, e che il protossido d’azoto, o gas esilarante, è in grado di risolvere il problema eliminando stress e ansia. Per dimostrarlo, nella sua newsletter il dentista ha messo anche un video, in cui un paziente – che però potrebbe essere anche solo un attore, o magari un attore che è anche suo paziente, chissà – si siede e si fa somministrare il gas esilarante prima di un intervento. Quello che ho imparato dalla newsletter è che il gas esilarante, al contrario di quel che si pensa, in realtà non fa affatto ridere, almeno a giudicare dal video e dalle reazioni dell’attore/paziente/pazienteattore. Il che a pensarci bene è piuttosto ovvio, perché se così fosse sarebbe impossibile fare la pulizia dei denti a uno che non può smettere di ridere, e quindi l’uso del protossido di azoto in odontoiatria non avrebbe senso.