eroe

Quando l’auto rischia di uccidere sia lui che la ragazzina sconosciuta, Topeca sta pensando che è innaturale non siano ancora stati inventati pantaloni con l’elastico in vita abbastanza eleganti per poter essere indossati anche in ufficio, liberando l’umanità dalla costrizione delle cinture e delle bretelle. Pantaloni autoreggenti che in questo momento avrebbero anche il vantaggio di preservare gli orli dalle pozzanghere che lucidano i marciapiedi, e che la pioggia battente continua ad alimentare.
L’auto, come si suol dire, sbuca fuori dal nulla – e sia Topeca che la ragazzina sarebbero disposti a giurare che l’espressione non sia in questo caso da intendersi in senso metaforico: stanno attraversando la strada, lei un passo avanti a lui, e dove prima c’era solo aria si materializzano metallo, vetro, gomme, il rombo di un motore.
La ragazzina ha la prontezza di fare il salto indietro che forse le salva la vita, finendo di slancio addosso alla statua di Topeca. Poi inizia ad aspirare aria emettendo un suono che ricorda una foca, e che Topeca trova parecchio buffo, forse solo per contrasto con lo scampato pericolo. Sghignazzerebbe, Topeca, se solo la faccia gli si liberasse dalla paralisi dello shock.
Le sue braccia, molli e scollegate, sono finite nel frattempo attorno alle spalle della ragazzina, che adesso respira, piagnucola, ride.
Graziegraziegrazie, dice.
Ma di cosa, non ho fatto nulla, si immagini, balbetta Topeca.
Gli applausi della gente che nel frattempo è accorsa, una dozzina di persone eccitate dal rumore della frenata, deluse dalla mancanza di sangue e infine contagiate dalla gratitudine della ragazzina, non fanno poi molta fatica a coprire il suo pigolìo.
Eroe, dice a voce bassa una signora male in arnese, coi piedi infilati dentro due sacchetti di plastica per ripararli dalla pioggia.
Indica Topeca.
Eroe, ripete.
Eroe.

(l’incipit di Topeca)

2 Pensieri su &Idquo;eroe

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