prender polvere

Non dovete stupirvi del fatto che a un dipendente di basso rango come Mario Bertoldi potesse essere affidato un compito come quello di sorvegliare il caveau in cui era tenuto Dio. Dal giorno in cui era stato portato a termine l’acquisto dell’Altissimo erano infatti passati ben otto anni e la gente, pur credendo ancora fortemente in lui, non di meno se ne era dimenticata. Le chiese, le moschee, le sinagoghe e i templi erano sempre più vuoti, la gente non pregava praticamente più, le vocazioni stavano per essere inserite tra le patologie psichiatriche. Quello che era successo è che una volta avuta la certezza dell’esistenza di Dio, per l’umanità era stato più facile collocarlo in uno spazio ben definito. E lasciarlo lì a prender polvere.

Schermata 2014-01-28 alle 14.47.37Questo qui sopra è un estratto del racconto La Banca di Simone Tempia (con prefazione di Max Collini degli Offlaga Disco Pax e copertina di lrnz). Se volete leggerlo, avete solo una possibilità: scrivere una mail a
contemporaneoindispensabile@gmail.com
Fidatevi, ne vale la pena.

la pelle degli alberi

– Si sente pronto ad affrontare nuovamente il mondo esterno.
– Sì.
– Cosa è cambiato? Cosa ha capito?
– Credo. Credo non ci fosse niente da capire. Ero solo molto stanco.
– Un esaurimento.
– Sì.
– E adesso si sente meglio.
– Sì.
– Landi. Landi. Crede davvero che le cose vadano così? Che possano essere così semplici? Che un po’ di riposo sia sufficiente a dare risposta alle sue domande?
– Quali domande?
– Non importa. Si sente pronto ad affrontare nuovamente il mondo esterno.
– Sì.
– Ha dimenticato quanto possa essere crudele la pelle degli alberi?

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Gipi
unastoria
Coconino Press, 2013

 

 

(se a questo dialogo, che a me sembra già molto bello di per sé, aggiungete le immagini – in bianco e nero, con il Landi di spalle, che risponde a monosillabi mentre se ne sta aggrappato all’inferriata della finestra – avete tutto quel che vi serve per capire quanto è bravo Gipi)