la tua abnegazione

Io prima o poi spero di conoscerti, indefesso predicatore che da anni – almeno quindici, a quel che ne so, ma secondo me hai cominciato molto prima – da decenni metti in guardia i milanesi dalle tentazioni del maligno, tu che conosci tutti i nomi del diavolo, che lo schernisci e lo insulti sulle banchine e sulle panchine e su ogni carrozza dei mezzi pubblici di Milano, con quella calligrafia sempre uguale a se stessa, e un bagaglio di motteggi che non smette mai di stupirmi…
Spero di conoscerti, prima o poi, perché vedi, io al diavolo non ci credo, ma sono ammirato dalla tua abnegazione.

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liberarsi dalle abitudini

Una mia posizione filosofica, o almeno un atteggiamento generale: l’essere io appena meno che coerente quasi in ogni cosa, di modo che ogni considerazione generale su di me risulta probabilmente insufficiente. […] È bene acquistare l’abitudine, se vi interessa disciplinare le vostre forze, di liberarsi della abitudini. […] Fumate? Smettete di fumare per qualche anno. Portate la riga a sinistra? Provate a non portarla affatto. […] Ovviamente, non cambiate tutte le vecchie abitudini. Lasciatene qualcuna intatta in eterno; altrimenti sareste coerenti.

John-Barth-LOpera-Galleggiante
John Barth
L’opera galleggiante
trad. it. Henry Furst, Martina Testa
minimum fax, 2003

fa lo stesso

Oggi ho preso il treno per andare a fare una cosa fuori città. A un certo punto il treno si è fermato in un paesino, fuori nevicava, ed è salito un tizio, con un pacchetto portato sui palmi della mani come si trattasse di un’offerta votiva. Si è guardato un po’ intorno, poi ha detto È questo quello che va a Cadorna?
No, gli ha risposto una ragazza che era lì, quello va a Cadorna!, e ha indicato il treno sul binario a fianco, nel momento esatto in cui le porte si chiudevano e i treni partivano in direzioni opposte.
Oh, be’, fa lo stesso, ha detto lui.
Ha appoggiato il pacchetto con molta cura su un sedile, si è seduto su quello a fianco, e se la ragazza non glielo avesse suggerito non sarebbe neanche sceso alla fermata successiva per cambiare treno, cambiare direzione, e dirigersi finalmente verso Cadorna.

una specie ammirevole

Quando penso agli eserciti di gente che entra negli ospedali mezza morta e ne esce viva a me vien sempre un moto spontaneo di gratitudine per tutti quelli che negli ospedali ci lavorano. E anche se so che poi evaporerà al contatto con la prima persona sgarbata o egoista che mi capiterà di incontrare – spesso bastano pochi minuti – finché la gratitudine dura passa quasi per contagio a tutto il genere umano, e per un po’ mi sembra che insomma, tutto sommato, siamo una specie ammirevole.

prender polvere

Non dovete stupirvi del fatto che a un dipendente di basso rango come Mario Bertoldi potesse essere affidato un compito come quello di sorvegliare il caveau in cui era tenuto Dio. Dal giorno in cui era stato portato a termine l’acquisto dell’Altissimo erano infatti passati ben otto anni e la gente, pur credendo ancora fortemente in lui, non di meno se ne era dimenticata. Le chiese, le moschee, le sinagoghe e i templi erano sempre più vuoti, la gente non pregava praticamente più, le vocazioni stavano per essere inserite tra le patologie psichiatriche. Quello che era successo è che una volta avuta la certezza dell’esistenza di Dio, per l’umanità era stato più facile collocarlo in uno spazio ben definito. E lasciarlo lì a prender polvere.

Schermata 2014-01-28 alle 14.47.37Questo qui sopra è un estratto del racconto La Banca di Simone Tempia (con prefazione di Max Collini degli Offlaga Disco Pax e copertina di lrnz). Se volete leggerlo, avete solo una possibilità: scrivere una mail a
contemporaneoindispensabile@gmail.com
Fidatevi, ne vale la pena.

la pelle degli alberi

– Si sente pronto ad affrontare nuovamente il mondo esterno.
– Sì.
– Cosa è cambiato? Cosa ha capito?
– Credo. Credo non ci fosse niente da capire. Ero solo molto stanco.
– Un esaurimento.
– Sì.
– E adesso si sente meglio.
– Sì.
– Landi. Landi. Crede davvero che le cose vadano così? Che possano essere così semplici? Che un po’ di riposo sia sufficiente a dare risposta alle sue domande?
– Quali domande?
– Non importa. Si sente pronto ad affrontare nuovamente il mondo esterno.
– Sì.
– Ha dimenticato quanto possa essere crudele la pelle degli alberi?

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Gipi
unastoria
Coconino Press, 2013

 

 

(se a questo dialogo, che a me sembra già molto bello di per sé, aggiungete le immagini – in bianco e nero, con il Landi di spalle, che risponde a monosillabi mentre se ne sta aggrappato all’inferriata della finestra – avete tutto quel che vi serve per capire quanto è bravo Gipi)

“tabellone”

Su Tralfamadore, dice Billy Pilgrim, non c’è molto interesse per Gesù Cristo. La figura terrestre che più colpisce i tralfamadoriani, dice lui, è quella di Charles Darwin, che insegnò che chi muore deve morire e che i cadaveri sono un miglioramento. Così va la vita. La stessa idea è espressa nel Tabellone di Kilgore Trout. Gli equipaggi dei dischi volanti che rapiscono il suo eroe gli chiedono di Darwin. Gli chiedono anche del golf.

Mattatoioun racconto di Kilgore Trout citato in
Kurt Vonnegut
Mattatoio n° 5 (1969)
Trad. it. di Luigi Brioschi
Feltrinelli, 2005

aggredire il mondo

La mia carriera non era stata un fallimento, commercialmente parlando. Se si aggredisce il mondo con una violenza sufficiente allora finisce per sganciarli, i suoi sporchi soldi. Ma non vi ridà mai e poi mai la gioia.

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Michel Houellebecq
La possibilità di un’isola
trad. it. di F. Ascari
Bompiani, 2007

 

un tradimento

E cos’è che impararono gli allievi di Amalfitano? Impararono a recitare a voce alta. Mandarono a memoria le due o tre poesie che più amavano per ricordarle e recitarle nei momenti opportuni: funerali, nozze, solitudini. Capirono che un libro era un labirinto e un deserto. Che la cosa più importante del mondo era leggere e viaggiare, forse la stessa cosa, senza fermarsi mai. Che una volta letti gli scrittori uscivano dall’anima delle pietre, che era dove vivevano da morti, e si stabilivano nell’anima dei lettori come in una prigione morbida, ma che poi questa prigione si allargava o scoppiava. Che ogni sistema di scrittura è un tradimento. Che la vera poesia vive tra l’abisso e la sventura e che vicino a casa sua passa la strada maestra dei gesti gratuiti, dell’eleganza degli occhi e della sorte di Marcabruno. Che il principale insegnamento della letteratura era il coraggio, un coraggio strano, come un pozzo di pietra in mezzo a un paesaggio lacustre, un coraggio simile a un vortice e a uno specchio. Che leggere non era più comodo che scrivere. Che leggendo s’imparava a dubitare e a ricordare. Che la memoria era l’amore.

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Roberto Bolaño
I dispiaceri del vero poliziotto
trad. it. di Ilide Carmignani
Adelphi, 2012