meno di quel che pensavi

Ti assumono in un’azienda di pulizie. Il lavoro è facile e a sorpresa non troppo faticoso. Il lavoro non ti piace. Raccogli cartacce, riannodi cavi: mouse e tastiere e lampade. Lavori in una delle torri, cinque giorni alla settimana, quattro ore al giorno. Uno sputo di detersivo blu su ogni scrivania bianca poi una passata con la spugna gialla. Quando cominci ti affidano i piani bassi; lavori bene qualche mese, sali a quelli superiori. Svuoti cestini, spolveri monitor. La paga è discreta, la vita monotona. Continui a lavorare bene, così sali, sali, finché non ti affidano gli ultimi tre piani. Qui inizi anche a svuotare posaceneri, perché a quanto pare ai dirigenti è concesso di fumare in ufficio. Una sera, quando il turno sta per finire, giri attorno alla scrivania che domina l’ultimo piano – e a cascata, tutti gli altri. Premi un interruttore e lassù, nel cervello della più alta tra le torri, scrocchi un caffè all’uomo più potente della città.
Buono, ma meno di quel che pensavi.

Scrivi quel che vuoi, ma con garbo.

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