polaroid a sorpresa dei tempi infami

Vai in un negozio per comprare una cosa che ti serve con una certa urgenza, il tizio davanti a te chiede al commesso la stessa cosa. Mentre il commesso va a prenderla dal magazzino gli chiedi Ne prende due, che serve anche a me?
Il commesso torna, dice che gliene resta solo una; controlla sul computer, non ce ne sono di disponibili in nessun altro negozio della città.
Il tizio davanti a te intercetta la tua urgenza, dice Be’ per qualche giorno io mi posso arrangiare, prendila pure tu.
Ringrazi, ringrazi, ringrazi.
E dire che ormai non ti aspettavi quasi più nulla, da nessuno.
Ringrazi, ringrazi, ringrazi.

mutare questo stato di cose

Mio caro Malacoda,

[…] Le tue parole fan pensare che tu sia d’opinione che la discussione sia il metodo per tenerlo lontano dalle grinfie del Nemico. Avrebbe potuto essere così se egli fosse vissuto alcuni secoli fa. A quei tempi gli uomini avevano una coscienza ancora abbastanza chiara di quando una cosa veniva provata e di quando no; e, se gli argomenti erano convincenti, la credevano veramente. Mantenevano ancora una relazione fra il pensare e l’agire, ed erano pronti, come risultato di una serie di ragionamenti, a mutar vita. Ma, un po’ per mezzo della stampa settimanale, un po’ con altre armi, siamo riusciti in gran parte a mutare questo stato di cose.


Le lettere di Berlicche
C.S. Lewis
Le lettere di Berlicche (1941)
traduzione di Alberto Castelli
Mondadori, 2016

il fantasma della felicità

Mi accingo a scrivere con un senso di inquietudine. A chi possono interessare le memorie di un letterato mancato? Cosa può esserci di istruttivo nella sua confessione?
Del resto, anche la mia vita è priva di tragicità esteriore. Sono assolutamente sano. Ho una famiglia che mi ama. C’è sempre qualcuno disposto a darmi un lavoro che mi garantisca una normale sopravvivenza biologica.
E per di più dispongo di alcuni privilegi. Riesco senza sforzo a rendermi simpatico. Ho sulla coscienza decine di azioni punibili penalmente e rimaste impunite.
Sono stato sposato due volte, entrambe felicemente.
Infine, ho un cane. E questo è persino un vezzo.
Ma allora perché mi sento sull’orlo di una catastrofe fisica? Da dove mi viene questo senso di irrimediabile inettitudine alla vita? Qual è la causa della mia angoscia?
Voglio cercare di capirlo. Ci penso in continuazione. Nelle mie fantasticherie spero sempre di evocare il fantasma della felicità…
Peccato che sia saltata fuori questa parola. Perché le immagini che evoca sono illimitate come il nulla.

il libro invisibile
Sergej Dovlatov
Il libro invisibile (1985)
a cura di Laura Salmon
Sellerio, 2007

il settimo figlio

Viveva un dì nel villaggio di Izumo chiamato Mochida-no-ura un contadino che era così povero da temere di aver figli. E ogni volta che la moglie gli dava un figlio, lo gettava nel fiume e faceva finta che fosse nato morto. Alle volte era un maschio, altre una femmina; ma in ogni caso la creatura veniva gettata nel fiume di notte. A questo modo ne finirono assassinati sei.
Ma, col passar degli anni, il contadino venne a trovarsi in condizioni economiche migliori. Era riuscito a comprare un po’ di terra e a mettere da parte del denaro. E alla fine la moglie gli diede il settimo figlio: un maschio.
Allora l’uomo disse: «Ora possiamo permetterci un figlio, e ne avremo bisogno per aiutarci quando saremo vecchi. E poi questo bambino è bellissimo. Perciò lo tireremo su».
E il bambino crebbe; e ogni giorno il rude contadino si stupiva di più del proprio cuore – perché si era accorto di amare il figlio ogni giorno di più. Una notte d’estate uscì in giardino con in braccio il figlioletto. Il piccolo aveva cinque mesi.
E la notte era così bella, con quella grande luna, che il contadino esclamò:
«Aa! kon ya medzurashii e yo da! (“Ah! stanotte è una notte incredibilmente bella!”)».
Allora la creatura, alzando gli occhi sul suo viso e parlando come un uomo, disse:
«Ma padre! l’ULTIMA volta che mi hai gettato via era una notte come questa e la luna sembrava proprio uguale, o sbaglio?».
Dopo di che il bambino restò come gli altri bambini della sua età e non disse più nulla.

Il contadino si fece monaco.

Ombre giapponesi
Lafcadio Hearn
Il settimo figlio, in Ombre giapponesi
a cura di Ottavio Fatica
Adelphi, 2018

sarò

Sarò una cosa nuova. Sarò parte del tutto. Sarò colui e coloro, la consapevole imperfetta perfezione, il simbolo simbolico, l’unico e il molteplice, il fratello del mio figlio unico, l’infinito corridoio degli specchi contrapposti, sarò il tempo tralfalmadoriano, la sfera di Flatlandia, la leggendaria verità dei fatti, l’eccezione costante, l’indimostrabile dimostrazione di indimostrabilità, sarò l’allucinazione allucinata, il Simurgh, la mano che disegna se stessa, il segno di uguaglianza tra x e y, sarò x, sarò y, sarò z, la risposta del comico Pagliacci, l’unico barbiere del villaggio, sarò il tesseratto, l’insieme degli insiemi, la collezioni delle collezioni, la biblioteca di tutti i libri possibili, il moto perpetuo.
Oppure sarò semplicemente morto. Che, in fondo, è la stessa cosa.

La carne
Cristò
La carne
Intermezzi, 2016

quaranta sotto zero

Il guaio è che era privo di immaginazione. Nelle cose della vita era sveglio, e sempre pronto, ma soltanto nelle cose, non nel loro significato. Quaranta gradi sotto zero corrispondevano a più di sessanta gradi di gelo. Questo gli faceva l’effetto di qualcosa di freddo e di spiacevole, punto e basta. Non lo induceva a meditare sulla propria fragilità di creatura condizionata dalla temperatura, e sulla fragilità dell’uomo in generale, capace di vivere soltanto entro limiti angusti di caldo e di freddo; per poi di lì passare a congetture sull’immortalità e sul posto dell’uomo nell’universo. Quaranta gradi sotto zero equivalevano a una morsa di gelo che faceva male, da tenere lontano usando le manopole, i paraorecchi, i mocassini caldi e i calzettoni pesanti. Quaranta gradi sotto zero erano per lui né più né meno quaranta gradi sotto zero. Che potessero celare qualcos’altro era un pensiero che non lo aveva mai sfiorato neanche da lontano.

Le mille e una morte
Jack London
Accendere un fuoco, in Le mille e una morte
a cura di Ottavio Fatica
Adelphi, 2006

dialoghi del bus #10

Conducente Fuori Servizio: Ma tu li conosci i tranvieri?
Conducente Del Bus: Un po’, sì.
CFS: Sto cercando il nome di uno…
CDB: Perché, che ha fatto?
CFS: Mannò niente, niente. Sì, insomma, in realtà è UNA.
CDB: Ah! E com’è?
CFS: Capelli lunghi, con la coda e gli occhi azzurri. L’ho vista una volta sola, che mi avevano cambiato turno. Guidava il 27, ma non riesco a ritrovarla…

dialoghi del bus presenta Ladytwentyseven
Una storia d’amore e trasporto pubblico in cui un conducente di bus e una conducente di tram non riescono a stare insieme perché a causa di una maledizione hanno i turni che non coincidono

la lebbra

Non pretendo di spiegare la letteratura con l’etologia, cioè con la scienza che studia il comportamento degli animali in rapporto all’ambiente, ma sono certo che nei prossimi anni si scateneranno lotte furibonde fra gli scrittori, e se ne hanno già i primi sintomi in certi «atteggiamenti di minaccia» o ancora più nei «combattimenti ritualizzati» all’interno delle case editrici, che trovano riscontro soltanto nel comportamento aggressivo dei topi bianchi rinchiusi in una gabbia troppo stretta: sopravviveranno soltanto gli scrittori più forti, più dotati e soprattutto più aggiornati tecnologicamente. La letteratura non contraddice, bisogna rendersene conto, né l’etologia né la cibernetica.
Eppure ci sono ancora zone di diffusa e ottusa ostilità verso tutto ciò che tende a modificare l’idea tradizionale dell’arte dello scrivere. Il successo di vendite oltre la soglia delle centomila copie viene considerato un delitto, in quanto pericoloso per la comunità, e l’autore di successo viene sbranato o messo al bando come se avesse la lebbra.

Testa d'argento
Luigi Malerba, Lo scrittore robot
in Testa d’argento
Mondadori, 1988

il karma del volume

Per anni ho ascoltato la musica a un volume giudicato troppo alto da mio padre, che infastidito mi cazziava.
Adesso lui ascolta la tv a un volume che giudico troppo alto, e infastidito lo cazzio.
Si noti il geniale meccanismo a chiasmo con cui il karma sta punendo entrambi, semplicemente scambiando i ruoli di cazziato e infastidito.