guarda là!

Mi è venuto in mente di quando con un mio amico, che non nomino per non coinvolgerlo in questa risacca di idiozia adolescenziale, ci si fermava sul marciapiede guardando in su, e Guarda là, si diceva, Pazzesco, si diceva, si indicava per aria e Mai visto niente di simile, si diceva, finché dopo un po’ c’era un capannello di persone che si fermava di fianco a noi e guardava su, tutti zitti, nessuno che chiedeva niente, e dopo un po’ Ah no, si diceva, non è niente, e si andava via lasciando lì il capannello a stabilire che sì, eravamo due cojoni. Ma contenti.

la dose di menzogne

Se si mette in questione la genialità dell’incompreso, quello risponderà con la volgarità e il torrente di insulti di cui è capace. Ma se lei adula sistematicamente un mostro di amor proprio, quello che l’avrebbe uccisa alla minima provocazione, finirà per diventare un suo lacchè. L’importante è saper distribuire adeguatamente la dose di menzogne. Inventore o poeta, diventerà un servo.


Roberto ‪Arlt
I sette pazzi‬ (1929)
trad. it. di Jaime Riera Rehren
Einaudi, 2013

dialoghi del bus #9

(parlando al telefono)

“No! No! Non gli ho riso in faccia, io non rido in faccia a nessuno! Perché non va bene, e io non rido in faccia! A meno che uno non arriva, non so, vestito, non so, con una parrucca, oppure fa uno scivolone, o si rovescia qualcosa addosso, non so…”

la puttana, la spia, l’aguzzina

«Ascoltami» aggiunse, con una torva solennità, «e ricordati: io sola sono vera e sarò finché vivo. Voi, gli altri, siete appena barlumi e finzioni che sento respirare e parlare al mio fianco. E la storia non riguarda che voi, io non so cosa vuol dire. Capiscimi: nei miliardi dei secoli passati e futuri io non so trovare evento più importante della mia morte. E tutte le carneficine e derive di continenti e scoppi di stelle sono soltanto canzonetta e commedia al confronto di questo minuscolo e irripetibile cataclisma, la morte di Marta. Cosa non farei per ritardarlo un attimo. La puttana, la spia, l’aguzzina. E chissà che non l’abbia già fatto».


Gesualdo Bufalino
Diceria dell’untore (1981)
Sellerio, 2009

imparare a sopravvivere

Sapeva che nel mondo della scuola non avrebbe fatto mai progressi, che non si sarebbe mai guadagnata una posizione inattaccabile — ammesso che esistesse. Ma non era infelice, se si esclude il problema di non poter andare in bagno. Imparare a sopravvivere, non importa a costo di quante precauzioni e vigliaccherie, di quali paure e brutti presentimenti, non è la stessa cosa che essere infelici.

chi-ti-credi
Alice Munro
Chi ti credi di essere? (1977)
trad. it. di Susanna Basso
Einaudi, 2012

Primo amore e altri affanni

brodkeySu Altri animali, il blog di Racconti Edizioni, provo a spiegare perché Primo amore e altri affanni di Harold Brodkey è uno di quei libri che quando li finisci, come diceva Holden, ti piacerebbe che l’autore fosse un tuo amico per potergli telefonare e chiedergli cosa sia successo ai personaggi dopo l’ultima parola del racconto.
Click.

uno sparato bianco

Era uomo da non cedere a niente, da non cedere a nessuno, ma più di tutto da non cedere all’opinione pubblica nei cui confronti nutriva sin da quando era giovane un disprezzo che indossava come uno sparato bianco dal quale lo si potesse riconoscere.

il-cadavere
Marcel Jouhandeau
Il cadavere rapito (1936)
trad. it. di Rosetta Signorini
Adelphi, 2016

il disastro

Non sarei partita. Avrei avuto cura di lei. Sarebbe guarita. Mi venne anche fatto di pensare che era una promessa che non potevo mantenere. Non potevo aver sempre cura di lei. Non potevo non lasciarla mai. Non era più una bambina. Era un’adulta. Nella vita accadevano delle cose che le madri non potevano né impedire né aggiustare. A meno che una di quelle cose non l’avesse uccisa prematuramente, come una volta era quasi successo al Beth Israel e un’altra volta poteva ancora succedere all’UCLA, io sarei morta prima di lei. Ricordavo discussioni in studi di avvocati durante le quali mi aveva costernato la parola «premorienza». Non era possibile usare quella parola. Dopo ognuna di queste discussioni vedevo le parole «comune disastro» in una luce nuova e favorevole. Eppure un giorno durante un volo tempestoso tra Honolulu e Los Angeles avevo immaginato un disastro del genere e lo avevo respinto. L’aereo sarebbe precipitato. Miracolosamente, lei e io saremmo scampate all’incidente e saremmo andate alla deriva nel Pacifico, aggrappate a qualche rottame. Il dilemma era questo: poiché avevo le mestruazioni e il sangue avrebbe attirato i pescicani, avrei dovuto abbandonarla, allontanarmi a nuoto, lasciarla sola.
Potevo farlo?
Tutti i genitori si sentivano così?

anno
Joan Didion
L’anno del pensiero magico (2005)
trad. it. di Vincenzo Mantovani
il Saggiatore, 2006

un palcoscenico

(Gli occhi di mia madre erano incomprensibili: un palcoscenico buio sul quale venivano rappresentate indistinte scene di folla, e tutto quello che uno poteva percepire era tumulto e dramma, né aveva importanza quanto durasse l’attesa; le luci non si accendevano mai e la scena non veniva mai spiegata.)

primo-amore
Harold Brodkey, Lo stato di grazia
in Primo amore e altri affanni (1958)
trad. it. di Grazia Rattazzi Gambelli
Fandango, 2011