invece è un disco

Allora pensavo che c’è qualcosa che non va qui in giro, che se le campane han smesso di muoversi, un giorno smetteranno di suonare, dopo non so cosa se ne faranno di quei blocchi di bronzo, spero li tirino in testa a chi ha inventato i marchingegni che fan sembrare che le campane suonano e invece è un disco, e ci credo che sono in perfetto orario e non sbagliano mai, e ci credo che poi la gente non dà più retta al prete.

Dettato
Sergio Peter
Dettato
Tunué, 2014

manuali, cose così

Poi, pensavo, non c’è una sola “regola di scrittura” – quelle dei manuali, cose così – che prima o poi non venga calpestata e superata con risultati invidiabili da qualche grande scrittore.
Il che dice molto dei grandi scrittori, e ancor di più delle “regole di scrittura” – quelle dei manuali, cose così.

perché non se ne vanno?

Notate, il bue e l’asino. Perché non la giraffa e il canguro? Perché non il rinoceronte e il pavone? Io credo che se sfoglierete tutto il Tierleben non troverete che animali estremamente adatti, animali regali, idonei a partecipare al presepio. Ma nessun animale è triste e sconfitto come l’asino, o avvilito e depauperato come il bue. E tuttavia l’asino ha pazienza e forza di sesso: un dissoluto; il bue è potenza e lentezza: un accidioso. Vennero scelti perché erano umili? No, vennero scelti perché si credeva che fossero il contrassegno della sconfitta. Sono i viventi. Più esattamente, sono gli unici viventi della intera rappresentazione. Non assomigliano alle statue taciturne, ai simulacri senza età, ed è ben certo che non escono dal fondo inesauribile della caverna. Sono gli unici che non hanno mai visto i pipistrelli; che ignorano tutto dei serpenti. Gli angeli, notate, li guardano con palese nervosismo. Nella loro limitata cognizione non capiscono se si tratti d’un errore che spetti loro correggere, o se debbano solo badare che non defechino accanto alla mangiatoia, o che l’asino si metta a ragliare, obbedendo agli impulsi della sua goffa lussuria.Secondo quello che credono gli angeli, che sono tutta anima, anche se instabile di forma e vocazione, il bue e l’asino non hanno alcun interesse diretto alla sacra rappresentazione. Essendo i viventi, non hanno anima. Non c’è alcuna sorta di salvezza per loro, e neppure di perdizione; non peccano, non abbisognano di perdono, non sono redenti, non sono perduti; tutta la storia della Madre, del Padre, del pupo non dovrebbe riguardarli in nessun modo. Perché dunque sono lì? Perché non se ne vanno? Perché non spetezzano, non orinano, non cacano, così da consentire ai tecnici di intervenire e rimettere tutto in ordine?

presepio
Giorgio Manganelli
Il presepio
Adelphi, 1993

buon compleanno nepente

Oggi, proprio oggi, questo blog compie un anno.
Per festeggiare ho raccolto dall’archivio di nepente quindici racconti brevi/brevissimi (e due telegrammi) e ci ho fatto un ebook. Lo potete scaricare gratis in ePub e mobi qui.
Come dite? Regalare una cosa che era già gratis non è poi ’sto gran regalo?
Touché, ma così se vi va potete leggerli anche sul vostro ereader.
Buona lettura.

un figlio

Quando Il mondo secondo Garp venne pubblicato molti genitori che avevano perso un figlio mi scrissero. “Anch’io ne ho perduto uno”, mi dicevano. Confessai loro che non avevo mai perduto un figlio, che ero solo un padre dotato di una vivida fantasia. Nella mia immaginazione, io perdo un figlio tutti i giorni.

garp
John Irving
Prefazione a Il mondo secondo Garp (1978)
trad. it. di Pier Francesco Paolini
Bur, 2013

facile e difficile (racconto di natale)

Babbo Natale si guardò attorno, nella silenziosa notte polare. Si asciugò gli occhi, poi appallottolò la letterina che aveva appena finito di leggere e si avviò verso la stalla delle renne.

Caro Babbo Natale, diceva la letterina, quest’anno come regalo ti chiedo qualcosa che è facile e difficile allo stesso tempo.

Le renne dormivano, ognuna nel proprio recinto. Babbo Natale si chinò su una renna addormentata. Le tagliò la gola, la renna emise un gemito, poi più nulla. Il sangue iniziò a impregnare la terra battuta e la paglia. Uno schizzò finì sul pelo bianco attorno al polsino di Babbo Natale.

Non ti chiedo nulla che non sia nelle tue possibilità, continuava la letterina, e questo significa, come ben sai, che in nessun modo potrai rifiutarmelo.

Fu l’odore del sangue a risvegliare le altre renne, che iniziarono ad agitarsi. Quando videro Babbo Natale con il coltello gocciolante in mano e il viso deformato da una smorfia di dolore e rassegnazione tutte le renne presero a scalciare le pareti della stalla. Il gran trambusto svegliò gli aiutanti di Babbo Natale, che accorsero con gli occhi ancora impastati di sonno.

Il mio regalo è semplice, diceva poi la letterina, perché non ha bisogno di essere costruito, impacchettato e consegnato. Te ne puoi, anzi, te ne devi occupare da solo, senza alcun bisogno dei tuoi aiutanti.

Nascondendo la manica sporca di sangue dietro la schiena, Babbo Natale uscì dalla stalla e corse incontro ai suoi aiutanti. Presto, disse, le renne sono impazzite, cercate di calmarle!
Quando tutti gli aiutanti furono entrati, Babbo Natale bloccò dall’esterno l’unica porta e appiccò il fuoco alla grande stalla in legno. Dalle pareti le fiamme si arrampicarono verso il tetto, e in poco tempo le grida degli aiutanti e i lamenti delle renne furono inghiottiti dal crepitio, dalla luce, dal fumo.

Caro Babbo Natale, concludeva la letterina, il mio regalo per quest’anno è che mai più nessuno riceva regali da te. Per ottenere questo, voglio che tu uccida le renne e gli aiutanti. Poi fai di te ciò che vuoi; considerato che a quel punto non ti resterà più nulla e sarai vecchio e solo immagino che ti converrà farla finita, ma questo dipenderà da te.

Babbo Natale guardò la stalla ormai ridotta in cenere. Singhiozzando entrò nel deposito dei giocattoli, impilò alcuni dei pacchi più voluminosi, ci salì sopra. Lanciò la corda al di sopra della trave che sorreggeva il tetto del deposito. Si chiese quale bambino potesse essere così malvagio da scrivere quella letterina, poi infilò la testa nel cappio e saltò nel vuoto.

Il cadavere di Babbo Natale non aveva ancora smesso di oscillare quando da dietro un cumulo di pacchetti ancora da incartare fece capolino un aiutante, l’unico sopravvissuto. Fissò il viso ormai cianotico di Babbo Natale e Visto?, disse, è stato proprio come ti avevo detto: facile e difficile allo stesso tempo.

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