non del tutto falso

«Vorrei parlare con mia moglie» gli ho detto.
«Non è più tua moglie, Barney. E tu in compenso sei ebbro».
«Ebbro». Certo, cos’altro può dire uno come lui. «Intendi sbronzo? Ovvio che sono sbronzo. Sono le quattro del mattino».
«E Miriam dorme».
«Ma guarda che è con te che volevo parlare. Vedi, Blair, stavo facendo pulizia nei cassetti, e mi sono venute per le mani certe magnifiche foto di nudo che avevo fatto a Miriam quando stavamo insieme. Mi chiedevo se non sarebbe più giusto che le tenessi tu. Così, tanto per sapere com’era da giovane».
«Sei uno schifoso». E su questo ha riattaccato.
Non del tutto falso. Comunque, schifoso o no, mi sono fatto un tip tap in giro per la stanza, con un bicchiere di Cardhu in mano.

Barney
Mordecai Richler
La versione di Barney, 1997
trad. it di Matteo Codignola
Adelphi, 2001

tzarn

Quella sera, Moscardo e i suoi compagni avevano compiuto molte cose che non vengono naturali ai conigli, e per la prima volta.
Si erano messi in gruppo, o perlomeno avevano tentato: in realtà, più di una volta si erano distanziati l’uno dall’altro. Avevano inoltre cercato di mantenere un’andatura costante, né a balzi né di voltata, e ciò era stato duro. Una volta penetrati nel bosco, l’ansietà non li aveva mai abbandonati. Alcuni era quasi tzarn: un coniglio è tzarn quando, esausto o atterrito viene colto da una specie di paralisi, e allora, con gli occhi sbarrati, guarda come abbagliato il nemico – uomo o donnola – che avanza su di lui per farlo secco. Nicchio, agguantato sotto una felce, tremava tutto, le orecchie gli ricadevano ai lati del muso. Teneva uno zampino allungato, in una posa goffa e innaturale, e se o leccava miserevolmente. Quintilio, benché non altrettanto avvilito, era esausto anche lui. Moscardo si rese conto che, finché non si fossero riposati, era meglio restar lì, dove si trovavano, piuttosto che avventurarsi all’aperto, senza lena per fuggire se incontravano un nemico. Al tempo stesso, a star lì a rimuginare, senza cibo né covo sottoterra, c’era caso che l’angoscia e la paura gli rodessero il cuore a tal punto da indurli a scappare alla cieca, sparpagliarsi, o magari tentar di tornare alla conigliera.
Allora ebbe un’idea.
«E va bene, restiamo qui, a riposarci» disse. «Infrattiamoci sotto le felci. Dai, su, Dente di Leone, tu raccontaci una novella. Lo so che sei bravissimo. Nicchio qui non vede l’ora di sentirla».
Dente di Leone guardò Nicchio e capì cosa l’altro intendesse. Soffocando le proprie paure – la paura di quel luogo desolato, dei gufi che s’udivano tornare ai loro nidi dopo la caccia notturna, degli acri odori di animale selvatici che sembrava venire da poco lontano – cominciò a raccontare.

Collina
Richard Adams
La collina dei conigli, 1972
trad. it di Pier Francesco Paolini
Rizzoli, 1975

grandi edifici ingombranti

Nella borsa, oltre al sub-Eta sensomatic e ai copioni, Ford aveva un pollice elettronico, cioè un bastoncino nero, corto e tozzo, liscio e opaco, con un paio di pulsanti e quadranti piatti a un’estremità. Inoltre, Ford aveva anche un congegno che sembrava un elaboratore elettronico abbastanza grande. Questo congegno aveva un centinaio di piccolissimi tasti piatti e uno schermo di circa dieci centimetri per dieci sul quale si poteva far apparire in qualsiasi momento la pagina che si voleva (le pagine erano un milione). Il congegno appariva spaventosamente complesso, e questa era una delle ragioni per cui sulla pellicola di plastica nella quale era avvolto erano stampate a caratteri grandi, che ispiravano fiducia, le parole NON FATEVI PRENDERE DAL PANICO. L’altra ragione era che il congegno rappresentava il libro più notevole che fosse mai stato pubblicato dalla grande casa editrice dell’Orsa Minore, ovverossia la Guida galattica per gli autostoppisti. La ragione per cui era pubblicato in forma di microelemento elettronico sub-mesonico era che, se fosse stato stampato in forma di libro normale, l’autostoppista galattico per portarselo dietro avrebbe avuto bisogno di parecchi grandi edifici estremamente ingombranti.

guida
Douglas Adams
Guida galattica per gli autostoppisti, 1979
trad. it. di Laura Serra
Mondadori, 1986

precisamente

Per un lungo tempo non c’è stato altro che il sole e il silenzio, col lieve rumore della fonte e quelle tre note. Poi Raimondo ha portato la mano alla tasca della rivoltella, ma l’altro non si è mosso e si guardavano sempre.
Ho notato che l’uomo che suonava il flauto aveva, nei piedi, gli alluci molto distanti dalle altre dita. Ma senza staccare gli occhi dal suo avversario, Raimondo mi ha chiesto: «Lo faccio fuori?». Ho pensato che se gli dicevo di no si sarebbe montato da sé e avrebbe sparato certamente. Gli ho detto soltanto: «Lui non ti ha parlato ancora. Sarebbe brutto sparare così». Si è udito ancora il lieve rumore d’acqua e di flauto nel cuore del silenzio e della calura. Poi Raimondo ha detto: «Allora lo provocherò e quando lui mi risponderà lo farò fuori». Ho risposto: «Precisamente. Ma se lui non tira fuori il coltello, tu non puoi sparare».

straniero
Albert Camus
Lo straniero, 1942
trad. it. di Alberto Zevi
Bompiani, 1973

solitudine

Mi ficcai a letto, aprii la bottiglia, appallottolai il cuscino dietro la schiena, tirai un profondo sospiro e restai seduto al buio a guardare fuori dalla finestra. Ero solo per la prima volta da cinque giorni. Ero il tipo che vive di solitudine; senza solitudine ero come un altro uomo senza cibo o senz’acqua. Ogni giorno passato senza solitudine mi indeboliva. Non ero orgoglioso della mia solitudine; ma dovevo poterci contare. L’oscurità della stanza era come la luce del sole per me. Buttai giù una sorsata di vino.

factotum
Charles Bukowski
Factotum, 1975
trad. it. di Marisa Caramella
Guanda, 2006