“la banca della memoria pangalattica”

L’eroe principale si trova su una nave spaziale di trecentoventi chilometri di lunghezza per novantanove di diametro. Prende in prestito un romanzo realistico dalla biblioteca di quartiere, ne legge sessanta pagine, dopodiché lo restituisce.
La bibliotecaria gli chiede perché non gli sia piaciuto e lui le dice: “Conosco già gli esseri umani”.
E così via.

phpThumb_generated_thumbnailjpgun romanzo di Kilgore Trout citato in
Kurt Vonnegut
La colazione dei campioni (1973)
Trad. it. di Attilio Velardi
Feltrinelli, 2005

serie a

Felice ed emozionato per Il nudo e il morto di Mailer. Colpito soprattutto dalla mole. Ho disperato, mentre leggevo, dei miei talenti limitati. Con le mie rose autunnali e i miei crepuscoli invernali, non sembro appartenere alla serie A.

solitudine
John Cheever
Una specie di solitudine. I diari
trad. it. di Adelaide Cioni
Feltrinelli, 2012

i cani vecchi

Per avere un’altra vita bisognerebbe essere capaci di fare un pacchetto della prima, un pacchetto a regola d’arte, una volta per tutte. Nessuno riesce a farlo in maniera convincente, anche se qualche volta possono dare una spinta le mogli che scappano di casa o i sistemi politici. I cani vecchi non sognano padroni nuovi: nella loro decrepita senilità sognano altre case, scale strane, odori bizzarri, mobili inconsueti, una topografia sconosciuta. Ed è meglio non disturbarli, il segreto è tutto qui.

fondamenta
Iosif Brodskij
Fondamenta degli incurabili
trad. it. di Gilberto Forti
Adelphi, 1991

il ragno tecla

tecla
Non so bene perché, e riguardar la serie adesso per scoprirlo mi pare eccessivo, ma quando ero bambino il ragno Tecla dell’Ape Maia mi terrorizzava. E sì che i ragni, in generale, mi son sempre piaciuti. Era cattiva, Tecla? Era solo triste, come in questa immagine? Chissà. Comunque, ragno Tecla, hai un posto nel mio pantheon della paura, e questo ti rende per me immortale.

il microbo con cui ti intossicano

Frivolezza, sarcasmo, improntitudine, inclinazione al sofisma, al depistaggio e al millantato credito, imprudenza, incapacità di valutare l’effetto d’ogni singolo atto, prodigalità, sessuomania, disinteresse per l’altrui punto di vista, riluttanza a riconoscere i propri torti, ostentato vigore caratteriale che è solo debolezza, e soprattutto una peculiare varietà di ottimismo che sconfina nell’irresponsabilità: non è che una piccolissima dose della miscela con cui abitualmente ti fregano, mettendoti con le spalle al muro, il microbo con cui t’intossicano l’organismo, ma anche la cocaina con cui lo euforizzano.

piperno
Alessandro Piperno
Con le peggiori intenzioni
Mondadori, 2005

fantasticare

Pronto? Sì, ok. Riferisco, grazie. Mi dicono dalla regia che ho una tendenza eccessiva a fantasticare. A dirla tutta, non c’è nessuna regia. Al telefono non ho parlato con nessuno. Cioè, se vogliamo essere sinceri, non c’è nessun telefono sul tavolo. E non c’è neanche il tavolo. Ci sono solo io che sto fantasticando. Che poi, “io”… Non c’è niente di niente di niente. Ecco.

instabile

Capisco perfettamente che effetto poteva avere Warren Bogart su Charlotte Douglas perché l’ho incontrato, in seguito, una volta a New Orleans: aveva tutta l’aria di un uomo capace di far perdere la testa a una donna come Charlotte.
Non ho la più pallida idea di ciò che intendo per “una donna come Charlotte”.
Suppongo di voler semplicemente dire una donna profondamente instabile, ma ve l’ho riferito, Charlotte eseguì la tracheotomia, Charlotte lasciò il camice ai piedi del colonnello. Sono sempre meno convinta che “instabile” abbia un qualsiasi significato valido se non quando serve per definire u composto chimico.

diglielo
Joan Didion
Diglielo da parte mia
trad. it. di Adriana Dall’Orto
e/o, 2013

il respiro

jds
Vittorio è nell’ingresso di casa dei suoi genitori. Ha appena rotto una lampada antica a cui sua madre tiene molto, i pezzi di vetro sono sparsi sul pavimento. Inginocchiato, Vittorio sta provando a nasconderli dentro a un pezzo di plastilina che si è ritrovato in tasca. I pezzi sono troppi, la plastilina è poca. Vittorio si sta guardando attorno per cercare un altro nascondiglio, quando qualcuno gli poggia una mano sulla spalla.
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Andre Agassi vs Hal Incandenza

Il mio soprannome nel circuito è il Castigatore, per il modo in cui faccio correre avanti e indietro gli avversari. […] Sono uno che sa ribattere. Non lascio passare niente. Poi lo faccio correre da una parte all’altra. Avanti e indietro. Comincia ad avere la lingua penzoloni. Quando lui e la folla pensano che non posso farlo correre più di così, lo faccio correre ancora un po’. È un metronomo. Poi è spacciato. Cade a faccia in giù come se gli avessero sparato in testa. È pieno di crampi. Chiede l’intervento del medico.

open
Andre Agassi
Open
trad. it. di Giuliana Lupi
Einaudi, 2011

 

 

Il logoramento dell’avversario ha un ruolo importante nel gioco di Hal. Continua a colpire finché non si apre un angolo. Fino a quel momento continuerà a colpire, instancabile. Sfianca gli altri giocatori, li finisce. La scorsa estate tre avversari hanno dovuto attaccarsi all’ossigeno ai cambi di campo. […] Ora Schtitt chiama Hal Incandenza il suo «resuscitato» e a volte durante gli allenamenti punta la pipa con fare affettuoso verso di lui dal suo nido di corvo.

ij
David Foster Wallace
Infinite Jest
trad. it. di Edoardo Nesi, con Annalisa Villoresi e Grazia Giuia
Einaudi, 2006