brodo di pollo

Un romanzo su un terrestre, un certo Delmore Skag, uno scapolo che viveva in un quartiere dove tutti avevano una famiglia numerosa. Bene, questo Skag era uno scienziato e aveva scoperto la maniera per riprodursi col brodo di pollo. Si grattava le cellule vive dal palmo della mano destra, le mescolava al brodo ed esponeva il tutto a raggi cosmici. Le cellule si trasformavano in bambinetti somiglianti come gocce d’acqua a Delmore Skag.
Delmore si trovò ad avere parecchi bambini al giorno e prese a invitare i vicini a condividere la sua orgogliosa felicità. Arrivava a far battezzare contemporaneamente sino a cento neonati per volta. Divenne un padre di famiglia famoso.
E così via.
Skag sperava in tal modo di costringere il Paese a emanare leggi contro le famiglie eccessivamente numerose, ma la legislatura e la magistratura si rifiutavano di affrontare direttamente il problema. Emanarono e applicarono, invece, ferree leggi contro il possesso, da parte di gene non sposata, di brodo di pollo.
E così via.

phpThumb_generated_thumbnailjpgun romanzo di Kilgore Trout citato in
Kurt Vonnegut
La colazione dei campioni (1973)
Trad. it. di Attilio Velardi
Feltrinelli, 2005

telegramma #3

gentile servizio SkyGo – stop
è giunta la resa dei conti – stop
che non posso più tollerare – stop
guardare la Sciampions con te – stop

puntuale come una cambiale – stop
appena l’azione è insidiosa – stop
parte la tua rotellina – stop
e tutto si blocca così – stop

quindi parliamoci chiaro – stop
o qui cambiamo qualcosa – stop
oppure mi spiace davvero – stop
mi affido alla pirateria – stop

pss

Sia i baci del destino sia i suoi manrovesci illustrano la fondamentale impotenza personale di ogni individuo sugli eventi veramente significativi della sua vita: cioè, quasi nessuna delle cose importanti ti accade perché l’hai progettata così. Il destino non ti avverte; il destino sbuca sempre da un vicolo e, avvolto nell’impermeabile, ti chiama con un Pss che di solito non riesci neppure a sentire perché stai correndo da o verso qualcosa di importante che hai cercato di pianificare.

ij
David Foster Wallace
Infinite Jest
trad. it. di Edoardo Nesi
Einaudi, 2006

in cambio dell’anima

Mi sono fermato sul ponte e ho guardato giù verso una barca da competizione di 12 metri. […] mi aspettavo quasi di vedere a prua un cartello con su scritto «In vendita. Solo in cambio dell’anima». […] La volevo, e considerato il valore che davo alla mia anima a quei tempi, forse avrei fatto un affare se a prua quel cartello ci fosse stato davvero.

cronacherum
Hunter S. Thompson
Cronache del rum
trad. it. di Marco Rossari
Baldini Castoldi Dalai, 2007

troppo vecchi

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Oggi, davanti a questa enorme fotografia di Wim Wenders di Ground Zero esposta a Varese, un bambino ha chiesto al padre perché quei palazzi fossero crollati. E il padre ha spiegato che erano troppo vecchi, e così hanno deciso di demolirli e ricostruirli daccapo. Io, lì a fianco, ho trovato tutto questo molto tenero. E terribile, un pochino, anche.

varani verticali

Li guardo e non riesco a non pensare: sto in mezzo a una pletora di lucertole vibratili, con le stesse combinazioni, bluetto e grigetto, righette o pallini, nuche rasate, omologo rigore provinciale, gemelli di madreperla, fazzoletto sul taschino, iniziali sulla camicia, BlackBerry, scarpe a punta, e i servi intorno e attorno a prendere ‘sti appunti, segnare ‘sti rinvii, rinvii dei rinvii, a reggere borse che contengono certificati di morte, tutti rettili rugosi e distinti che non sembrano sudare mai, che effettivamente non sudano mai, neanche a ferragosto, o dentro la sauna finlandese, il bagno-turco, e lo dico per averlo constatato di persona, in mille occasioni, mentre io sudo come l’orso in spiaggia, e sono lì a mocciolare goccioline di sudore come un rubinetto difettoso, dalla punta del naso, dalle tempie, dalla fronte, rettili, penso, il cui sangue nelle vene ghiaccia, che non usano mai le borse, ma solo qualche busta in vera pelle molto elegante portadocumenti, son varani verticali con la lingua a forma di lametta e la parola alla stricnina, affamati di carcasse o derelitti umani da ripulire, lentamente, cinicamente, molto lentamente, giurisprudenza alla mano, affamati di case da porre all’incanto, di giocattoli da pignorare ai tosatelli, di sommette da recuperare a qualunque costo, quinti degli stipendi risucchiati, bava alla bocca, cazzo duro all’arrivo dei bonifici, clienti trattati come orinatoi, cessi di autogrill, roba avariata, ipoteche su barche degli attrezzi, polpa di carne da strappare dai femori dei vivi, titoli esecutivi alla mano, di famiglie da distruggere semplicemente profittando della cecità dei coniugi, dell’idiozia della procedura, determinando un danno incalcolabile su bambocci che non hanno chiesto nulla a nessuno. Inculare. Inculare. Inculare.

cartongesso
Francesco Maino
Cartongesso
Einaudi, 2014

pulci, strangolamenti e vetriolo

Tormentato dalle pulci del suo vicino di casa, il domatore Giocolino, il signor Sauvin ha cercato di impadronirsi della scatola che le conteneva. È stato raggiunto da due pallottole.

Il medico incaricato di eseguire l’autopsia sul cadavere della signorina Cuzin, di Marsiglia, deceduta in circostanze misteriose, afferma essersi trattato di «suicidio per strangolamento».

La Verbeau è riuscita a colpire al seno Marie Champion, ma si è bruciata un occhio. La fiala di vetriolo non è un’arma di precisione.

tre righe
Félix Fénéon
Romanzi in tre righe
Trad. it. di Matteo Codignola
Adelphi, 2009

il diavolo

Il patto col diavolo, dunque? Ben peggio: il patto con l’uomo com’è davvero, senza cazzate. Che diavolo e diavolo! Il diavolo si manifesta in àmbiti spirituali meno aridi. Quello che combinano gli uomini, i peggiori uomini, lo fa arrossire di scandalo, il diavolo.

sesso
Marco Drago
Sesso, calcio e rock’n’roll
Feltrinelli, 2014

quando sorge il sole

Ogni mattina in Africa, quando sorge il sole, una gazzella si sveglia, si accorge che il leone sta inseguendo una gazzella che non è lei, e ridacchia, la stronza.
Ogni mattina in Africa, quando sorge il sole, mentre rincorre la seconda gazzella il leone si accorge che la gazzella stronza ridacchia, e pensa: te, te ti brinco domani.
Ma poi, la mattina dopo, quando sorge il sole, non se lo ricorda più.