pettegolezzo

Quando Ligeia ribatté che non si può ridurre la letteratura a un volgare pettegolezzo, Tondi le diede ragione. Non si deve ridurre, le scrisse. Non si deve perché non ce n’è bisogno, perché la letteratura questo è, pettegolezzo. A te stabilire se e quanto volgare.

panorama
Tommaso Pincio
Panorama
NN Editore, 2015

karate

Una volta, quando ero bambino, mi han portato nello studio di una TV locale, Canale 65 mi pare si chiamasse, a uno dei quei programmi scemi per bambini. Ogni bambino aveva un numero – il mio era il 13, e io ci sono nato il 13, quindi quando ho visto che mi davano quello ho pensato “Guarda te, la coincidenza” – e a un certo punto il presentatore ha sorteggiato tre numeri per fare un giochino, e uno dei tre era proprio il 13.
Ci han messo, a me e alle altre due bambine sorteggiate, di fronte a una telecamera, ci han dato un pandorino* e han detto Chi lo mangia per primo vince, pronti, via.
Ho vinto facile, che le bambine di umiliarsi così davanti a una telecamera non avevan voglia, e io preso dalla foga all’umiliazione non ci avevo pensato. Quando mi è riuscito di buttar giù il bolo di pandorino che avevo a metà tra la gola e lo stomaco, il presentatore mi ha sorriso e Complimenti, ha detto, hai vinto un mese di lezioni di karate gratis, sei contento?
Sì, ho detto io, anche se avevo dei dubbi.
E infatti già dalla prima lezione ho capito che il karatè, a me, faceva cacare. Anche per colpa del maestro, che continuava a buttarmi per terra spazzandomi le gambe da dietro per dimostrare che non stavo lavorando bene sull’equilibrio. Mi dava un fastidio, ma un fastidio, che mi veniva la tentazione di farmi piacere il karate solo per arrivare alla cintura nera e tornare dopo qualche anno dal maestro e buttar per terra lui.
Poi, invece, ho iniziato a giocare a pallone, e credo sia stato meglio così.

*non Paluani, fortunatamente, ma questa è un’altra storia

cambiare il mondo

Una delle poche cose di cui Topeca è certo, con precisione pressoché scientifica, è che chiunque, per quanto insignificante e misero possa essere o sentirsi, abbia la reale possibilità di cambiare il mondo.
Che si tratti di un cambiamento percepito come universale o di piccole scosse che increspano l’esistenza circostante e che mostreranno il loro effetto solo dopo essersi propagate e aver coinvolto altre persone, secondo Topeca è tutto sommato ininfluente.
Quello che invece non lo è affatto è capire quali siano, nello sterminato estuario delle possibilità e delle scelte, i rivoli che finiranno per insabbiarsi e quali invece condurranno al mare del cambiamento.
Di statistica ha poco più di un’infarinatura, questo va detto; però Topeca si chiede come sia possibile passare cinquant’anni senza mai fare niente di decisivo, qualcosa che modifichi in modo tangibile l’ambiente circostante, e poi, senza aver fatto nulla, sentirsi chiamare eroe.
Eroe?!

(da Topeca, un racconto di prossima pubblicazione; altri estratti qui)

le cose dell’estate

E Broad Street era in fiamme. Gli ultimi scampoli della sera si manifestavano in una parata di ori e rossi moribondi. Si accesero i lampioni. Dietro le finestre si scorgeva il tremolio azzurro degli schermi televisivi. E la notte estiva si annunciò, con la sua energia illuminata dalle stelle. Portava con sé tentazioni, struggimenti e malessere, perché queste sono le cose dell’estate.

il fiordo di Killary
Kevin Barry
Il fiordo di Killary
trad. it. di Monica Pareschi
Adelphi, 2014

verso casa

Kashmir e io diventammo piuttosto uniti, con il progredire dei miei studi. Dopo aver passato in rassegna tutte le posizioni del Kama Sutra due volte, mi portò al livello successivo introducendo la disciplina tantrica nei nostri incontri amorosi. Divenimmo talmente abili nell’arte meditativa dell’accoppiamento che, anche nel pieno della passione, lei riusciva a lucidare i suoi gioielli, a contare i soldi o persino a sciacquare qualche prelibatezza da mangiare. Io stesso ero diventato un tale maestro nella disciplina dell’eiaculazione controllata che spesso venivo quando ero a metà del tragitto verso casa.

biff
Christopher Moore
Il Vangelo secondo Biff
trad. it. di Chiara Brovelli
Elliot, 2008

la coniglietta intelligente

L’eroe principale del romanzo era un coniglio che viveva come tutti gli altri conigli selvatici sebbene fosse intelligente quanto Albert Einstein o William Shakespeare. Era una femmina, quindi una coniglia: l’unico protagonista femminile di tutti i racconti di Kilgore Trout.
Conduceva una normale vita di coniglia, nonostante il considerevole intelletto che si trovava. Era appunto giunta alla conclusione che quella sua mente non servisse a niente, che fosse una specie di tumore, che non avesse alcuna utilità nell’ambito degli schemi coniglieschi.
E così, saltellando saltellando, un giorno decide di andare in città per farsi asportare il tumore; ma un cacciatore, un certo Dudley Farrow, spara e l’ammazza prima che vi arrivi. Poi la scuoia e la sventra ma, d’accordo con la moglie Grace, decide alla fin fine che è meglio non mangiarla per via di quella testa insolitamente grande. I due, cioè, pensano quello che lei stessa aveva pensato qund’era viva: che la coniglia doveva essere malata.
E così via.

phpThumb_generated_thumbnailjpgun romanzo di Kilgore Trout citato in
Kurt Vonnegut
La colazione dei campioni (1973)
Trad. it. di Attilio Velardi
Feltrinelli, 2005

testimonial

Mi son reso conto che il mio lavoro come testimonial di me stesso su social è terribilmente sottopagato.
Ma ora basta.
Mi chiederò salario minimo, ferie pagate e buoni pasto, altrimenti smetterò di associare la mia immagine a me stesso.