il super senso del gusto

132075098Poi una volta, parecchi anni fa, ho smesso di fumare.
Ed è proprio vero che, oltre allo stare bene e tutto quanto, dopo qualche giorno senti i sapori molto meglio di prima.
Però, quel mio nuovo super senso del gusto, mi pareva proprio un peccato non utilizzarlo per sentire di cosa sapeva una sigaretta. E ho ricominciato a fumare. E ho perso il super senso del gusto.

non parlarne più

C’era un uomo con i capelli rossi, che non aveva né occhi né orecchie.
Non aveva neppure i capelli, per cui dicevano che aveva i capelli rossi tanto per dire.
Non poteva parlare, perché non aveva la bocca. Non aveva neanche il naso.
Non aveva addirittura né braccia né gambe. Non aveva neanche la pancia, non aveva la schiena, non aveva la spina dorsale, non aveva le interiora. Non aveva niente! Per cui non si capisce di chi si stia parlando.
Meglio allora non parlarne più.

casi
Daniil Charms
Casi (1933-1939)
trad. it. di Rosanna Giaquinta
Adelphi, 1990

mortale e vulnerabile

Perché Dio ha creato tutto questo così deperibile e mortale e vulnerabile e vuole che io lo capisca e urli – perché la terra selvaggia e i corpi nudi e le imperfezioni – tremavo quando il datore di lavoro licenziava, quando mio padre urlava, mia madre sognava – ho cominciato piccola e sono cresciuta e ora sono grande e di nuovo una bambina nuda e solo per piangere e aver paura.

sotterranei
Jack Kerouac
I sotterranei (1958)
trad. it. di Nicoletta Vallorani
Mondadori, 2012

la canoa monoposto

La prima e più duratura conseguenza dell’abbandono da parte della moglie fedifraga fu per Topeca la perdita di qualsiasi stimolo sessuale. Un mutamento mentale ancora prima che fisico, che lui stesso quando ci rimugina su – soprattutto adesso che l’astinenza gli sembra un orizzonte più naturale di venticinque anni fa – è solito paragonare a un interruttore spento da una mano invisibile.
Matrimonio e appetito sessuale se non abbondante quantomeno nella norma.
Click.
Celibato e pace dei sensi.
La scarsa propensione sociale di Topeca, il suo rifuggire inorridito anche dalle poche occasioni che gli avrebbero dato modo di fare nuove conoscenze, avevano trovato così un habitat ideale per prosperare con pazienza e costanza, fino a costruire un ecosistema sufficiente a se stesso.
Senza patire la solitudine, e senza fare nulla per evitarla, Topeca aveva insomma iniziato a sospettare che per la traversata nel mare della vita gli fosse stata assegnata una canoa monoposto.
Un’imbarcazione che per inciso gli era parsa subito assai confortevole, e garanzia della massima libertà di movimento.

(da Topeca, un racconto di prossima pubblicazione; altri estratti qui)

specie quelli

– Sentito niente voi donne? – dissi io alzandomi subito in piedi.
La più vecchia prese il moccolo in mano e lentamente andò ad aprir la finestra. Per un minuto fummo tutti nel buio.
L’aria intorno era viola, e viola i sentieri e le erbe dei pascoli e i calanchi e le creste dei monti: e in mezzo all’ombra, lontano, vedemmo scendere al borgo quattro o cinque lanterne.
– Sono gli uomini che scendon dai pascoli – mormorò ritornando da noi, – e fra dieci minuti son qui.
Era vero, e così respirai. Le parole mi fanno vergogna, ecco il fatto: e i commiati non sono mai stati per me. Specie quelli. Senza parere mi avviai verso l’uscio.

casa d'altri
Silvio D’Arzo, Casa d’altri (1952)
in Casa d’altri e altri racconti
Einaudi, 2007

il conflitto

Addio, Pannychis; non credere però che noi due ci perderemo. Come io che ho voluto sottomettere il mondo alla mia ragione ho dovuto in quest’umida spelonca affrontare te che hai provato a dominare il mondo con la tua fantasia, così per tutta l’eternità quelli che reputano il mondo un sistema ordinato dovranno confrontarsi con coloro che lo ritengono un mostruoso caos. Gli uni penseranno che il mondo è criticabile, gli altri lo prenderanno così com’è. Gli uni riterranno che il mondo è plasmabile come una pietra cui si può con uno scalpello far assumere una forma qualsivoglia, gli altri indurranno alla considerazione che, nella sua impenetrabilità, il mondo si modifica soltanto come un mostro che prende facce sempre nuove, e che esso può essere criticato non più di quanto il velo impalpabile dell’umano intelletto possa influenzare le forze tettoniche dell’istinto umano. Gli uni ingiurieranno gli altri chiamandoli pessimisti, e a loro volta saranno da quelli irrisi come utopisti. Gli uni sosterranno che il corso della storia obbedisce a leggi ben precise, gli altri diranno che queste leggi esistono solamente nella immaginazione degli uomini. Il conflitto fra noi due, Pannychis, il conflitto tra il veggente e la Pizia, divamperà su tutti i fronti.

morte della Pizia
Friedrich Dürrenmatt
La morte della Pizia (1985)
trad. it. di Renata Colorni
Adelphi, 1988