fantasticare

Pronto? Sì, ok. Riferisco, grazie.Mi dicono dalla regia che ho una tendenza eccessiva a fantasticare. A dirla tutta, non c’è nessuna regia. Al telefono non ho parlato con nessuno. Cioè, se vogliamo essere sinceri, non c’è nessun telefono sul tavolo. E non c’è neanche il tavolo. Ci sono solo io che sto fantasticando. Che poi, “io”… Non c’è niente di niente di niente. Ecco.

instabile

Capisco perfettamente che effetto poteva avere Warren Bogart su Charlotte Douglas perché l’ho incontrato, in seguito, una volta a New Orleans: aveva tutta l’aria di un uomo capace di far perdere la testa a una donna come Charlotte.
Non ho la più pallida idea di ciò che intendo per “una donna come Charlotte”.
Suppongo di voler semplicemente dire una donna profondamente instabile, ma ve l’ho riferito, Charlotte eseguì la tracheotomia, Charlotte lasciò il camice ai piedi del colonnello. Sono sempre meno convinta che “instabile” abbia un qualsiasi significato valido se non quando serve per definire u composto chimico.

diglielo
Joan Didion
Diglielo da parte mia
trad. it. di Adriana Dall’Orto
e/o, 2013

il respiro

jds
Vittorio è nell’ingresso di casa dei suoi genitori. Ha appena rotto una lampada antica a cui sua madre tiene molto, i pezzi di vetro sono sparsi sul pavimento. Inginocchiato, Vittorio sta provando a nasconderli dentro a un pezzo di plastilina che si è ritrovato in tasca. I pezzi sono troppi, la plastilina è poca. Vittorio si sta guardando attorno per cercare un altro nascondiglio, quando qualcuno gli poggia una mano sulla spalla.
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Andre Agassi vs Hal Incandenza

Il mio soprannome nel circuito è il Castigatore, per il modo in cui faccio correre avanti e indietro gli avversari. […] Sono uno che sa ribattere. Non lascio passare niente. Poi lo faccio correre da una parte all’altra. Avanti e indietro. Comincia ad avere la lingua penzoloni. Quando lui e la folla pensano che non posso farlo correre più di così, lo faccio correre ancora un po’. È un metronomo. Poi è spacciato. Cade a faccia in giù come se gli avessero sparato in testa. È pieno di crampi. Chiede l’intervento del medico.

open
Andre Agassi
Open
trad. it. di Giuliana Lupi
Einaudi, 2011

 

 

Il logoramento dell’avversario ha un ruolo importante nel gioco di Hal. Continua a colpire finché non si apre un angolo. Fino a quel momento continuerà a colpire, instancabile. Sfianca gli altri giocatori, li finisce. La scorsa estate tre avversari hanno dovuto attaccarsi all’ossigeno ai cambi di campo. […] Ora Schtitt chiama Hal Incandenza il suo «resuscitato» e a volte durante gli allenamenti punta la pipa con fare affettuoso verso di lui dal suo nido di corvo.

ij
David Foster Wallace
Infinite Jest
trad. it. di Edoardo Nesi, con Annalisa Villoresi e Grazia Giuia
Einaudi, 2006

la favola della stazione

C’era una volta una graaande stazione, piena di gente che arrivava e partiva. In questa stazione c’era un pannello con tutte le informazioni sui treni che arrivavano e partivano. Era un pannello graaande e luminoso, in modo che i viaggiatori potessero leggerlo anche da mooolto lontano. Poi, un giorno, la stazione venne restaurata, perché si prevedeva sarebbero arrivate e partite sempre più persone. Ma la strega Trenitalia, che amava il caos e la disorganizzazione, ci mise lo zampino, e sostituì il graaande pannello con uno piccolino e illeggibile da lontano, in modo che i viaggiatori si azzuffassero e si pestassero i piedi per scoprire il loro binario. E vissero tutti incazzati, sudati e infelici.
FINE

è stato il tipografo

Mentre morivo è un libro scritto da William Faulkner, non so di cosa parla, non l’ho mai letto. Ma mi sono sempre ricordato il titolo, Mentre morivo. Dà l’idea di un uomo, là per terra, che sta morendo perché gli hanno sparato. Oppure che è a letto che dorme, con una malattia incurabile.
Faulkner si chiamava Falkner in origine, è stato il tipografo a sbagliare col suo primo libro, La paga del soldato, ha aggiunto una “u” dove non c’era. Ma lui, William Falkner, non se l’è presa, ha accettato quella “u” in più. Ed è diventato William Faulkner, lo scrittore del Mississippi.
Io, se fa un errore così con me, il tipografo, se vedo che sulla copertina del mio libro c’è scritto, anziché Learco Pignagnoli, Learco Piugnagnuoli, porca madosca, vado a comprare una rivoltella e poi me lo inculo.

Opere
Daniele Benati
Opera n. 86 da Opere complete di Learco Pignagnoli
Aliberti, 2006

imbecilli

Io, delle volte, non capisco.
Stiam sempre qua a sghignazzare (spesso, per non piangere) coi “commenti ridondanti”, i beoti che insultano Giannone Morandi nostro, i fini pensatori sulla bacheca di Salvini, quelli che prendono la notizia sul Lercio come vera, e via dicendo. Poi, quando uno dice che è pieno di imbecilli (dicendo, al più, un’ovvietà, ed è questo semmai l’appunto che gli farei), è tutto un ribollire di reazioni più o meno indignate.
Io, delle volte, non capisco.

da non credere

In Australia, per la precisione a Kangaroo Island, c’è questo signore che ogni giorno alle diciassette in punto dà da mangiare ai pellicani. Andare a vederlo costa cinque dollari. Esoso? Pareva anche a me, ma non potete immaginare quanto cacano i pellicani mentre mangiano, una roba da non credere. Il che spiega anche perché il signore dei pellicani ha addosso quel cappello impermeabile lì. Da quando l’ho visto in azione, ogni volta che sento dire “Ci si può abituare a tutto” a me vien sempre in mente lui, e il pavimento scivoloso sotto i suoi piedi e la puzza immonda sotto il suo naso. Davvero una roba da non credere, quanto cacano i pellicani mentre mangiano.
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avere buon senso

«Dio mio, che storia. Che strana storia però – pensava il Supplente, – non ne ho sentita una così in ventott’anni».
E siccome anche lui non aveva mai in tasca un pfennig da far compagnia all’altro, fu tentato di scriverci un libro e farci un bel mucchio di soldi. Ma, in fondo, aveva buon senso, e finí che non fece poi niente.

pw
Silvio D’Arzo
Penny Wirton e sua madre
Einaudi, 1978

cose difficili

Com’è, come non è, negli ultimi tempi a me sembra che tutto sia difficile. Anche cose banali, cose di tutti i giorni. Poi ci son quelli che vi diranno che una cosa difficile dà più soddisfazione, ma io di quelli lì diffido un pochino, perché dicono così quasi sempre quando ormai gli è riuscita, quasi mai mentre sudano provandoci. Mostratemela quando il fallimento è ancora all’orizzonte, questa vostra soddisfazione per le cose difficili.

(nel frattempo, musica)