come te la cavi?

Su un altro pianeta un’agenzia pubblicitaria aveva lanciato con successo una campagna pubblicitaria per l’equivalente locale del burro di arachidi terrestre. La parte saliente e vistosa di ogni annuncio era la segnalazione di una qualunque media: il numero medio di bambini, la misura media dell’ordine sessuale maschile su quel particolare pianeta – che era di cinque centimetri di lunghezza, con un diametro interno di sette centimetri e mezzo e uno esterno di undici centimetri – e così via. Gli annunci invitavano i lettori a scoprire se erano superiori o inferiori alla media, sotto questo o quell’aspetto, quale che fosse l’argomento.
L’annuncio proseguiva affermando che la gente superiore o inferiore alla media mangiava pur sempre quella particolare marca di burro di arachidi. Solo che su quel pianeta non si trattava di vero e proprio burro di arachidi: si trattava di Shazzbutter.
E così via.

phpThumb_generated_thumbnailjpgun romanzo di Kilgore Trout citato in
Kurt Vonnegut
La colazione dei campioni (1973)
Trad. it. di Attilio Velardi
Feltrinelli, 2005

il bullo

Il bullo si bulla, nel suo giardinetto,
alza la voce, gonfia un po’ il petto.
Dimostra gagliardo che non ha paura,
questa del bullo è la tronfia natura.

Ma quando realizza ch’è aperto il cancello,
il bullo vacilla, si atteggia a fringuello.
È tutto un errore, canticchia flautato,
lo giuro, lo giuro, si è equivocato.

Poi passa del tempo, il bullo è paziente,
richiuso il cancello, distratta la gente.
Un poco alla volta, è tutto perfetto,
si bulla, di nuovo, nel suo giardinetto.

almeno poi siam pari

Ogni tanto guardo i miei librini in ebook sulla bacheca di un qualche store. Son lì, poverini, affogati in mezzo a un sacco di altra roba infinitamente superiore (e magari anche a qualcosa di inferiore, ma quello me lo dico solo quando un’inspiegabile boria mi sale alla testa). Il primo problema dei miei librini è che son autopubblicati, ed è come se urlassero “Ehi, guardami, sono un prodotto amatoriale”. Il secondo – più grave, credo – problema dei miei librini è che costano; e non parlo tanto di soldi (che 1,99 euro tutto sommato è una cifra che si può spendere senza troppi problemi), ma del fatto che costano del tempo per essere letti. E quello, una volta che lo hai speso, non te lo può ridare indietro nessuno. Allora sarebbe da inventarsi una cosa tipo “leggi il mio librino, e se non ti piace mi impegno a lavarti i piatti, o ti porto fuori il cane, o ti faccio una lavatrice e poi ti stendo i panni, così nel frattempo tu recuperi il tempo che ti ho fatto perdere nella lettura”.
Così, almeno, poi siam pari.

padri e figli

Gordon: Io cambierei l’incipit…
Atticus: Non se ne parla.
Gordon: … e anche la parte centrale va sfoltita.
Atticus: Va benissimo, smettila.
Gordon: E il finale, poi, così com’è non funziona, taglialo.
Atticus: Papà, basta, non sono più un ragazzino, e ho appena vinto il PEN/Faulkner Award!
Gordon: Hai ragione. Però credimi, quel finale…
Atticus: Non. Mi. Rompere. I. Coglioni.
Gordon: Ok.

(dalla sit-com “Casa Lish”)

una farsa

Non basta morire, o soffrire, o perdere tutto, per essere il protagonista di un dramma: serve un destino già scritto, un coraggio inspiegabile, e una voce ben impostata. E la bellezza. Soprattutto quella. Ai brutti, solo ruoli secondari e un po’ ridicoli, o l’umiliazione di una farsa.

XXI secolo
Paolo Zardi
Secolo XXI
Neo Edizioni, 2015

“tu”

Stasera mi è tornato in mente Andrea, un bambino che faceva l’asilo con me e che io ricordo brutto in maniera eccezionale, e antipatico altrettanto. Che poi non son sicuro che lo fosse, può anche essere che i nostri dissapori me lo facessero apparire peggio di com’era. Già, perché io e Andrea si aveva una cosa in comune, che però non ci avvicinava e anzi ci rendeva nemici: ci piaceva la stessa bambina.
Allora mi ricordo che si passavan le giornate, lì attorno alle altalene, e durante i pasti, e nella vasca con la sabbia e le formine dentro, si passavan le giornate chiedendole a turno: Ma ti piaccio più io o più lui?
E lei, sia che a chiederlo fossi io sia che fosse Andrea, rispondeva invariabilmente: tu.
Carina la bambina; ma un po’ stronza, anche, a ben vedere.