la canoa monoposto

La prima e più duratura conseguenza dell’abbandono da parte della moglie fedifraga fu per Topeca la perdita di qualsiasi stimolo sessuale. Un mutamento mentale ancora prima che fisico, che lui stesso quando ci rimugina su – soprattutto adesso che l’astinenza gli sembra un orizzonte più naturale di venticinque anni fa – è solito paragonare a un interruttore spento da una mano invisibile.
Matrimonio e appetito sessuale se non abbondante quantomeno nella norma.
Click.
Celibato e pace dei sensi.
La scarsa propensione sociale di Topeca, il suo rifuggire inorridito anche dalle poche occasioni che gli avrebbero dato modo di fare nuove conoscenze, avevano trovato così un habitat ideale per prosperare con pazienza e costanza, fino a costruire un ecosistema sufficiente a se stesso.
Senza patire la solitudine, e senza fare nulla per evitarla, Topeca aveva insomma iniziato a sospettare che per la traversata nel mare della vita gli fosse stata assegnata una canoa monoposto.
Un’imbarcazione che per inciso gli era parsa subito assai confortevole, e garanzia della massima libertà di movimento.

(da Topeca, un racconto di prossima pubblicazione; altri estratti qui)

specie quelli

– Sentito niente voi donne? – dissi io alzandomi subito in piedi.
La più vecchia prese il moccolo in mano e lentamente andò ad aprir la finestra. Per un minuto fummo tutti nel buio.
L’aria intorno era viola, e viola i sentieri e le erbe dei pascoli e i calanchi e le creste dei monti: e in mezzo all’ombra, lontano, vedemmo scendere al borgo quattro o cinque lanterne.
– Sono gli uomini che scendon dai pascoli – mormorò ritornando da noi, – e fra dieci minuti son qui.
Era vero, e così respirai. Le parole mi fanno vergogna, ecco il fatto: e i commiati non sono mai stati per me. Specie quelli. Senza parere mi avviai verso l’uscio.

casa d'altri
Silvio D’Arzo, Casa d’altri (1952)
in Casa d’altri e altri racconti
Einaudi, 2007

il conflitto

Addio, Pannychis; non credere però che noi due ci perderemo. Come io che ho voluto sottomettere il mondo alla mia ragione ho dovuto in quest’umida spelonca affrontare te che hai provato a dominare il mondo con la tua fantasia, così per tutta l’eternità quelli che reputano il mondo un sistema ordinato dovranno confrontarsi con coloro che lo ritengono un mostruoso caos. Gli uni penseranno che il mondo è criticabile, gli altri lo prenderanno così com’è. Gli uni riterranno che il mondo è plasmabile come una pietra cui si può con uno scalpello far assumere una forma qualsivoglia, gli altri indurranno alla considerazione che, nella sua impenetrabilità, il mondo si modifica soltanto come un mostro che prende facce sempre nuove, e che esso può essere criticato non più di quanto il velo impalpabile dell’umano intelletto possa influenzare le forze tettoniche dell’istinto umano. Gli uni ingiurieranno gli altri chiamandoli pessimisti, e a loro volta saranno da quelli irrisi come utopisti. Gli uni sosterranno che il corso della storia obbedisce a leggi ben precise, gli altri diranno che queste leggi esistono solamente nella immaginazione degli uomini. Il conflitto fra noi due, Pannychis, il conflitto tra il veggente e la Pizia, divamperà su tutti i fronti.

morte della Pizia
Friedrich Dürrenmatt
La morte della Pizia (1985)
trad. it. di Renata Colorni
Adelphi, 1988

i ricordi dei sopravvissuti

Sono sopravvissuto. Come si dice, «vivere per raccontarla», giusto? Non è affatto vero che la storia è fatta delle menzogne dei vincitori, come sostenni una volta disinvoltamente , con il vecchio Joe Hunt; adesso lo so. È fatta più dei ricordi dei sopravvissuti, la maggior parte dei quali non appartiene né alla schiera dei vincitori né a quella dei vinti.

il senso
Julian Barnes
Il senso di una fine (2011)
trad. it. di Susanna Basso
Einaudi, 2012

la mia religione

Gould ha una cattiva opinione della maggior parte degli scrittori, dei poeti, dei pittori e degli scultori del Village, e non si perita di dirlo. A causa della sua schiettezza non è mai stato ammesso in nessuna delle tante organizzazioni di arte, scrittura, cultura e «ismi» vari. Da dieci anni cerca di entrare nel Raven Poetry Circle, che ogni estate allestisce una mostra poetica in Washington Square ed è la più potente organizzazione di questo genere del Village, ma ogni volta viene respinto. Il presidente dei Raven è un impiegato in pensione della New York Telephone Company di nome Francis Lambert McCrudden. Per anni McCrudden ha raccolto le monetine dai telefoni pubblici della sua società. È un autodidatta e un grande idealista. Il suo tema preferito è la dignità del lavoro, e la sua opera principale è una poesia autobiografica intitolata L’Acchiappanichelini. «Consentiamo al signor Gould di partecipare alle nostre riunioni di lettura, ma purtroppo non ci è assolutamente possibile accettarlo fra i nostri membri» ha detto una volta McCrudden. «Gould non prende sul serio la poesia. Alle nostre riunioni serviamo del vino, e questa è l’unica ragione per cui partecipa. Talvolta insiste per leggere certe sue stupide poesie, e allora diventa irritante. Alla serata dedicata alla poesia religiosa ha chiesto di poter recitare un suo componimento intitolato La mia religione. Gli ho detto di sì, ed ecco che cosa ha recitato:
 
D’inverno son buddista
e d’estate son nudista.

joe gould
Joseph Mitchell
Il segreto di Joe Gould (1964)
trad. it. di Gaspare Bona
Adelphi, 1994

ben poca cosa

Era chiaro per me che se anche fosse stato ancora vivo la settimana dopo sarebbe stato ancora meno in grado di parlare, alla velocità con cui si stava consumando, disintegrando, e così l’ultima cosa che gli dissi, tutto quello che potevo donargli, da solo con lui, con indosso il cappotto, pronto ad andare, la macchina fuori che ci avrebbe portato alla stazione, fissandolo dall’alto, affrontando quegli occhi, e lui che mi fissava tutto il tempo, che sforzo deve essere stato per lui, sì, e gli dissi, era tutto quello che mi restava, che altro potevo fare, dissi, Racconterò tutto, amico mio.
Sarà ben poca cosa, disse, dopo un po’, sempre con gli stessi occhi.
È ciò che tutti hanno, ben poca cosa, dissi.

in balia
Bryan Stanley Johnson
In balìa di una sorte avversa (1969)
trad. it. di Enrico Terrinoni
BUR/Rizzoli, 2011