ancora in libertà

L’assassino si è presentato in questura, ha chiesto di poter parlare con un poliziotto e gli ha confessato l’omicidio. Ha raccontato di non aver mai conosciuto prima la vittima e di non aver avuto alcuna motivazione valida per farle del male. Di averla incontrata per caso in un luogo appartato e aver colto l’attimo, tutto qui. Ha descritto con abbondanza di particolari la ferocia con cui si è accanito sulla vittima prima e sul cadavere poi, e il metodo scelto per sbarazzarsi del corpo. Ha detto di non provare alcun rimorso, e si è rifiutato di dare qualsiasi indizio sul luogo del delitto.
Dal momento che per ora non risultano persone scomparse, e che senza un corpo non c’è reato, il poliziotto si è visto costretto a congedare l’assassino.
L’assassino è ancora in libertà.

cibo per incubi, dal 1845

Heinrich Hoffmann, La storia del bambino che si succhia i pollici, in Pierino Porcospino

cowabunga

Ieri pensavo a quei due che un giorno si sono messi lì, a pensare a un nuovo fumetto, e uno ha detto E se i protagonisti fossero delle tartarughe umanoidi?, e l’altro, Sì, ma gigantesche a causa di una mutazione!, e il primo ha detto Mmm, non so se funzionerebbe, e l’altro, Ehi, perché non facciamo che sono tartarughe umanoidi giganti e… ninja!?
E han deciso che era una buona idea.

Poi, oggi, su Facebook mi hanno fatto notare che da quel brainstorming lì son venute fuori anche altre idee degne di nota, ad esempio: chiamare le tartarughe con nomi di pittori rinascimentali italiani, dar loro come maestro una pantegana gigante giapponese, e farle cibare solo di pizza.

per ripicca

A vederlo così non si direbbe, ma pur essendo persona oltremodo pacata Topeca ogni tanto non può fare a meno di reazioni sorprendenti, scintille di inaspettato di cui quelli che lo conoscono superficialmente non lo giudicherebbero capace.
Una volta, ad esempio, Topeca ha mangiato un ragno.
Non per sbaglio, per ripicca.
Possibile che un animaletto così piccolo fosse così ostinato nell’arrecare disturbo a quell’enorme uomo, torreggiante su di lui e via via più infastidito? Possibile che non smettesse di arrampicarsi lungo le gambe di quel gigante, di penzolargli dalla patta dei pantaloni appeso a un filo di ragnatela?
Topeca lo ha preso per una zampa, e l’ha mangiato.
Poi se n’è pentito, ma non a causa del sapore: per chi se lo fosse chiesto, infatti, un ragno sa vagamente di gambero, solo un poco meno salato.

(da Topeca, un racconto di prossima pubblicazione; altri estratti qui)

oblio a ritardo zero

Gould conclude sempre le sue conferenze sull’oblio con la storia di Enrique Folzano, scrittore spagnolo di second’ordine che alla fine degli anni Trenta si suicidò dopo aver scoperto che i lettori dimenticavano sistematicamente i sui libri dopo averli letti.
I suoi primi romanzi, dei polizieschi, non erano poi tanto male; li si scordava poche ore dopo averli finiti ma almeno non durante la lettura. I successivi, invece, a sfondo sociale, si dimenticavano man mano che li si leggeva. Un caso di oblio «a ritardo zero» come dice Gould. A pagina 3 non si riusciva più a dire cosa ci fosse scritto a pagina 2; a pagina 4 non si ricordava più la pagina 3; e così via.
[...] nessuno ha mai aiutato il povero Folzano, che avrebbe dovuto scrivere testi di un’unica pagina per non oltrepassare la soglia, peraltro molto bassa, dell’interesse che poteva suscitare nei suoi lettori. Ed è morto senza averlo compreso.

la biblioteca di gouldtratto da
Bernard Quiriny
La biblioteca di Gould
trad. it. di L. Di Lella e G. Girimonti Greco
L’Orma Editore, 2013

senza titolo

Trattava di un astronauta terrestre che arriva su un pianeta nel quale ogni forma di vita animale e vegetale è stata eliminata dall’inquinamento, tranne quella degli umanoidi. Gli umanoidi si cibano di prodotti derivati dal petrolio e dal carbone.
Viene data una festa in onore dell’astronauta, che si chiama Don. Il cibo è schifoso. L’argomento principale della conversazione è la censura. Le città sono infestate da cinema che proiettano unicamente film osceni. Gli umanoidi vorrebbero farli chiudere ma non sanno come farlo senza violare la libertà di parola.
Chiedono a Don se anche sulla Terra i film osceni sono un problema, e Don dice: “Sì”. Gli chiedono se il film sono veramente osceni e Don risponde: “I più osceni che si possano fare”.
Il che suona come una sfida per gli umanoidi, i quali sono convinti che i loro film osceni battano tutti quelli della Terra. E così salgono tutti a bordo di un hovercraft e filano verso un cinema del centro.
V’arrivano durante l’intervallo e così Don ha il tempo di chiedersi che cosa mai può essere più osceno di quanto ha visto sulla Terra. Ma ancora prima che le luci si spengano è già eccitato sessualmente. Le donne della compagnia che è con lui si agitano e si dimenano tutte.
Poi la sala piomba nel buio e il sipario s’apre. Sulle prime non si vede niente. Dagli altoparlanti escono gemiti e grugniti. Poi compare un’inquadratura. Si tratta di un film di alta qualità su un umanoide maschio che mangia quel che sembra una pera. C’è un primo piano di labbra, lingua e denti dell’umanoide, tutti lucidi di saliva. L’umanoide mangia la pera con calma. Quando l’ultimo pezzetto è scomparso nella bocca grugnente l’obiettivo si fissa sul pomo d’Adamo. Il pomo d’Adamo s’agita oscenamente. Poi l’umanoide rutta soddisfatto e sullo schermo compare, nella lingue del pianeta, questa parola:

FINE

Naturalmente è tutto un trucco: le pere non esistono più. E, del resto, quella scorpacciata di pera non è l’avvenimento principale della serata, è un cortometraggio per mettere a suo agio il pubblico. Poi comincia il film vero e proprio. E’ su un maschio, una femmina, i loro due figli, più il gatto e il cane. Mangiano continuamente per un’ora e mezzo: minestra, carne, fette tostate, burro, verdure, purè di patate con sugo, frutta, dolci e torta. Poche volte l’obiettivo si allontana più d’un due palmi da quelle labbra lucide e da quei pomi d’Adamo sobbalzanti. Poi il padre mette il cane e il gatto sul tavolo perché anche loro partecipino all’orgia.
Dopo un po’ gli attori non ce la fanno più a mangiare. Sono così sazi che hanno gli occhi di fuori, quasi non riescono a muoversi. Dicono che non potranno mangiare altro per almeno una settimana e così via. Sgomberano la tavola lentamente. Si trascinano in cucina e buttano nella spazzatura qualcosa come un dieci chili di avanzi.
Il pubblico a questo punto impazzisce.

Quando Don e i suoi amici escono dal cinema, vengono avvicinati da prostitute umanoidi che offrono loro uova, arance, latte, burro di arachidi e così via. In realtà le prostitute non sono in grado si offrire queste leccornie, naturalmente.
Gli umanoidi spiegano a Don che se si portasse a casa una prostituta, questa gli cucinerebbe un pasto a base di petrolio e carbone a prezzi pazzeschi. E poi, mentre lui mangia, gli direbbe paroline sconce su quel cibo fresco e succulento, che in realtà è cibo sintetico.

phpThumb_generated_thumbnailjpgun romanzo di Kilgore Trout citato in
Kurt Vonnegut
La colazione dei campioni
Trad. it. di Attilio Velardi
Feltrinelli, 2005

ispirata insensatezza

fawltyQuando Harvey era gravemente ammalato, nell’autunno del 2006, andai a trovarlo in una clinica per lungodegenti nella cittadina balneare di Felixstowe, armata del cofanetto in dvd di Fawlty Towers. […] Guardammo diversi episodi, uno dietro l’altro. Ridendo. Soprattutto nel punto in cui Basil si mette a picchiare una Austin 1100 con il ramo di un albero, un gesto di ispirata insensatezza che sembrava analogo alla nostra situazione.
E poi guardammo gli extra del dvd, in cui, nascosta fra i commenti nostalgici e le scene sbagliate, trovammo una piccola, illuminante bomba di profondità:

Probabilmente è stata… può darsi che sia stata una mia idea, che lei fosse un po’ meno snob di lui, perché altrimenti non si capiva cosa li avesse attratti l’uno dell’altra. Ho come l’immagine della famiglia di lei che gestisce un ristorante o un pub sulla costa sud, per dire, e lei lavora da qualche parte dietro un bancone, lui viene smobilitato dall’esercito e gli danno la buonuscita, no?, ed entra lì per bere una cosa e trova questa… barista dietro il bancone, e a lei lui piace subito per la sua aria da snob. A quel punto hanno pensato di sposarsi e aprire un albergo insieme, era tutta un’idea un po’ romantica e idealistica, e poi si sono scontrati con la triste realtà.

È la risposta dell’attrice Prunella Scales a una domanda di motivazione comica (e sociologica) su cui mio padre si arrovellava da vent’anni: perché cavolo si erano sposati, quei due?

Cambiare ideatratto da
Zadie Smith
Cambiare idea
trad. it. di Martina Testa
minimum fax, 2010

 

una naturale disposizione

Io non sono cattolico, anche se i miei mi battezzarono (potrei, in coscienza, dichiarare che “non ricordo il fatto”) e anche se battezzati sono i miei tre figli: per quieto vivere, perché così vogliono Viola e i genitori e i suoceri. Non ho, voglio dire, il senso del peccato che perseguita i cattolici. E sono un uomo dei tempi miei, ovviamente, sottoposto cioè alle tensioni e alle suggestioni – contraddittorie, certo – della nostra età. Sicuramente subisco anch’io gli effetti della pubblicità, tanto più micidiali quanto più sottili e sagaci. Orbene, l'”articolo” più reclamizzato, oggi in Italia, è proprio il sesso. Letteratura, cinema, moda, costume, ce lo impongono di continuo. Una mia naturale disposizione accedere completa il quadro.
Perciò senza rammarichi e senza complessi un bel giorno mi decisi e telefonai al numero che mi aveva dato un amico. Bastò fare il suo nome, e la voce femminile, dall’altro capo, mi invitò a presentarmi, quella stessa sera alle cinque, in un locale dalle parti di via Archimede, intestato a certa Ceccarelli Armida, di professione affittacamere.

Antimeridianotratto da
Luciano Biaciardi
Il peripatetico, in L’antimeridiano, vol. 1
Isbn Edizioni/ExCogita, 2005